Barriere insuperabili: quelle chimiche

Efficace, affidabile e semplice da realizzare. E’ Ia barriera chimica, uno dei sistemi piu diffusi per eliminare l’umidita da risalita. La tecnica, le fasi di cantiere, i prodotti da iniettare in funzione dei diversi tipi di muratura.
Tra le tecniche nate e consolidatesi negli anni contro l’umidità di risalita nelle murature, Ia barriera chimica è tra quelle che più è rimasta fedele alle origini, con poche e chiare indicazioni su cosa fare e come applicare i prodotti, e con una buona affidabilità nella riuscita degli interventi.
Molti dei prodotti oggi proposti vengono offerti alle imprese per un’applicazione da realizzare in proprio, con tutto il supporto tecnico e know-how necessari allo scopo da parte del venditore, in situazioni dalle caratteristiche ormai note e casi da manuale di immediata interpretazione e successiva risoluzione. Le difficoltà, infatti, nei contesti da umidità di risalita, sono sempre quelle di interpretare correttamente il fenomeno in atto, adeguatamente confinare le zone ove quest’ultimo si manifesta e bene predisporre per le operazioni di posa, in funzione degli spessori di muratura, del tipo di materiale costitutivo, della compattezza del paramento e così via. Da questo punto di vista, gli interventi, proprio sulla scorta di più anni di applicazioni ed esperienza, hanno generato una conoscenza certa dei rimedi al problema, nonchè una categoria di tecnici competenti ed attendibili, anche dal punto di vista della valutazione economica dell’operato.

II sistema
La barriera chimica ricerca l’interruzione del flusso migratorio dell’acqua nella muratura, questa volta attraverso l’impregnazione di uno strato della muratura stessa con prodotti in grado di inibire Ia risalita capillare dell’umidità.
Operativamente, Ia tecnica è basata sull’esecuzione di una serie di fori circolari di piccolo diametro, I 0-:-15 mm per i metodi a pressione, più grandi fino circa a 30 mm per quelli a lenta diffusione, entro cui viene iniettata Ia miscela idrofuga, ed eseguiti ad una distanza di circa 15 cm tra di loro e per una profondità variabile con lo spessore della muratura. Si interviene solitamente dal lato esterno della costruzione a circa 20 cm dalla pavimentazione ma, qualora lo spessore della struttura lo richieda, si opera anche dall’interno per completare l’effetto di impregnazione globale. A seconda della natura dei materiali componenti Ia muratura, può richiedersi Ia necessità di sfalsare le altezze dei fori nel muro onde ottenere una miglior distribuzione diffusiva del materiale impregnante. Come nel caso del taglio meccanico, data Ia sequenza piuttosto ravvicinata dei fori, è buona norma condurre un’analisi preliminare sul passaggio delle tubazioni all’interno della muratura.
II principia fisico sul quale si basa l’efficacia della barriera chimica è quello dovuto ad un cambiamento di menisco dell’acqua contenuta nella microporosità dei mattoni e della malta dove non viene più indotta una risalita dell’acqua stessa ma invece il suo abbassamento.Tale modifica del menisco è a sua volta dovuta all’effetto delle resine siliconiche, silaniche o silossaniche veicolate all’interno e che, ad impregnazione avvenuta, vanno a rivestire tutte le cavità del materiale ricevente. Le miscele più utilizzate allo scopo sono delle resine quali le metilsiliconiche in solvente, le silaniche idrolizzabili, le siliconiche, le epossidiche all’acqua ed al solvente, le poliuretaniche ma anche i lattici siliconati all’acqua, gli alcossilossani nonchè gli alchilalcossisilani in solvente, e vengono trasferite all’interno delle murature secondo due possibilità: in pressione, ovvero dietro pompaggio manuale o automatico, o a lenta diffusione ma a pressione atmosferica e, in entrambi i casi, fino a completo assorbimento da parte del muro.
La prima soluzione è forse piu veloce ma necessita di un controllo più attento onde non lasciare scoperte delle zone di muro entro le quali l’acqua in pressione proveniente dal di sotto potrebbe filtrare molto rapidamente; Ia seconda è più naturale e semplice da eseguire poichè avviene a pressione atmosferica: entrambe vengono applicate fino al rifiuto della muratura e conseguente trasudamento estemo del materiale. ln realtà si va diffondendo anche Ia pratica di intervenire con metodi a bassa pressione, da I a 5 atm. i quali risultano meno invasivi e distruttivi di quelli ad elevata pressione ai fini dello sgretolamento della muratura ma più rapidi da effettuarsi e quindi meno soggetti a fenomeni di catalizzazione anticipata delle resine da iniettare, con Ia conseguente impossibilità di penetrazione. Nella composizione delle miscele da iniettare si possono ritrovare dei solventi artificiali o all’acqua, con una certa preferenza verso i primi anche se sono piu costosi, difficili da maneggiare ed emanano cattivo odore, poichè non gelano, non risentono degli effetti di diluizione dovuti all’acqua eventualmente presente nella struttura e consentono un immediato ottenimento della polimerizzazione. Alcuni sistemi permettono di adottare dei piccoli tappi per richiudere dall’esterno i fori effettuati sulla muratura, ed eventualmente “riprendere” l’esecuzione della barriera in tempi successivi.

I suoi vantaggi
Ogni caso di deumidificazione fa storia a sé, e quindi ogni tecnica tra quelle oggi di maggior impiego, offre vantaggi e svantaggi nel metodo: tanto da essere scelta in funzione delle condizioni operative ed ambientali della muratura.
Tra pregi e difetti delle barriere chimiche, annoveriamo:
• una maggior semplicità operativa, Ia quale comunque non deve lasciar spazio all’improvvisazione visto che alcuni prodotti vengono forniti in Kit per essere impiegati da chiunque;
• una minore necessità distruttiva, rispetto, per esempio ad una barriera meccanica continua, e quindi una più ampia possibilità di applicazione nonostante Ia presenza dei fori, piuttosto fitti, che debbono essere ripresi dall’esterno;
• Ia mancanza di una valutazione visiva del fenomeno impregnativo; • l’importanza dell’impiego delle giuste miscele a seconda dei diversi tipi di muratura e delle scelte corrette delle zone di iniezione e della loro profondità: una muratura di mattoni e malta abbisogna di quantitativi diversi di materiale e di diversa costituzione rispetto ad una di pietrame e malta. Una preliminare ricognizione dei materiali e della loro genesi è indispensabile agli effetti della dosatura delle resine ed alla loro scelta.
Per le caratteristiche dell’applicazione segnaliamo, invece, che:
• i risultati ottimali si hanno per murature in mattoni pieni e malta oppure anche pietrame e malta purche si vada ad eseguire il corretto posizionamento dei fori nella malta di allettamento: murature di mattoni forati o blocchi risentono pesantemente della presenza delle cavità entro le quali si hanno notevoli dispersioni di materiale, tanto da richiedere a volte delle preliminari iniezioni di boiacca di cemento;
• Ia formazione preliminare di una fascia di contenimento verticale protettiva eseguita con cementi isolanti è auspicabile al fine di evitare il formarsi di un ponte di umidità con Ia posa del successivo intonaco che verrebbe a costituire un naturale transito al passaggio dell’acqua tra le zone inferiori, non bonificate, e superiori della muratura;
• per migliorare gli effetti dell’applicazione, a seguito della quale possono manifestarsi delle onde di salinità in prossimita della zona del trattamento conseguenti all’evaporazione verso l’esterno dell’umidità viene sempre consigliato di completare l’operazione con Ia posa di uno strato di intonaco macroporoso e di un rivestimento a finire assolutamente traspirante. E’ evidente, poi, che anche questo sistema lascia scoperte le zone di muratura al di sotto della barriera e per le quali dovrà essere pianificato un eventuale e diverso intervento. Esistono anche delle barriere ottenibili per impregnazione delle murature con prodotti termofusibili a bassa temperatura: a differenza degli altri metodi, interviene in questo caso un riscaldamento della fascia di muro interessata attraverso speciali resistenze elettriche collegate ad una centralina a bassa tensione. II prodotto viene introdotto da appositi diffusori sigillati con un numero prestabilito di serbatoi entro cui si trova l’impregnante prefuso. La più elevata complessità operativa si traduce in una impregnazione a maggior concentrazione di prodotto attivo.
© Copyright 2017. Edilizia in Rete - Privacy policy