Colpa del vento?

No. Nella maggior parte dei casi i danni da estrazione dovuti al vento sono causati da errori progettuali o di posa in opera. Mancata adesione al supporto del manto impermeabile, fissaggi inadeguati al supporto, oppure pannelli isolanti o rotoli dogati non adatti a un fissaggio meccanico. Nell’articolo le patologie più ricorrenti e una guida completa per una corretta progettazione del pacchetto di copertura.
Le varie zone della Terra sono sottoposte ad una differente pressione atmosferica, che dipende, a sua volta, dalla temperatura e dall’umidità dell’aria (più l’aria è pesante, maggiore è la pressione atmosferica).
Se la temperatura sale, la pressione diminuisce, se scende, la pressione aumenta. Se l’umidità aumenta l’aria si fa leggera, se invece cala, l’aria si appesantisce.
Le masse d’aria tendono pertanto a spostarsi dalle zone di alta pressione a quelle di bassa pressione. Questi spostamenti d’aria sono appunto i venti, dovuti quindi al mutare dell’umidità e della temperatura dell’aria stessa.
Per quanto riguarda l’azione del vento, i veri problemi di estrazione e danneggiamento di una copertura continua si hanno, solitamente, solo in occasione di eventi naturali davvero eccezionali.
Nella stragrande maggioranza dei casi, però il sollevamento/ estrazione della stratigrafia impermeabile, quando si vanno ad analizzare le sue reali cause, deriva da una non corretta progettazione e/o esecuzione del sistema di stabilizzazione adottato (incollaggio, fissaggio meccanico o, anche se più raramente, zavorramento).
I danni da estrazione da vento, su una copertura, possono essere puntuali, interessando di solito un lato o un particolare angolo della copertura stessa, posto sotto vento, o davvero catastrofici (specie se avvengono in corso d’opera), con asportazione di una grande o della totale superficie della stratigrafia impermeabile, con a volte addirittura la traslazione del materiale all’esterno dell’edificio, magari su strade trafficate con possibilità di causare ingenti danni a persone e cose.
Per quanto riguarda il fenomeno d’estrazione da vento, fortunatamente esistono: la Legislazione, Norme nazionali (Eurocodice 1, Norma Uni 11442) e Codici di Pratica (es. Codice di Pratica delle coperture continue dell’I.G.L.A.E. che da anche una serie di indicazioni di carattere pratico), che forniscono guide di progettazione e di calcolo del valore di estrazione da vento, secondo le varie posizioni in copertura (zone centrali, fasce perimetrali e zone d’angolo), l’altezza del fabbricato e la sua collocazione geografica ed altimetrica.
Le cause più ricorrenti che possono essere causa d’estrazione del sistema di copertura e quindi di danni sono:
• La mancanza di adesione al supporto (nei sistemi di copertura posati in totale aderenza), causata da scorretto o nullo incollaggio su un piano di posa cementizio polveroso o incoerente nel suo spessore.
• Fissaggi meccanici del sistema di copertura vincolati ad un supporto cementizio non adatto (esempio massetti delle pendenze alleggeriti) (la Norma UNI 11442 prevede un valore minimo d’estrazione per ogni fissaggio ≥ 400 N – circa 40 kg ed un numero minimo di issaggi/pannello/mq); In questo caso il fissaggio sollecitato da ripetute azioni di estrazioni può sfilarsi dal supporto (“pull out”), mettendo in crisi il vincolo del sistema. Sempre la Norma UNI 11442 (ultima revisione, in fase di approvazione) prevederà, quando è previsto il vincolo per adesione delle membrane sul piano di posa, un valore d’estrazione ≥ 4,0 kN/mq, con una superficie minima di aderenza effettiva ≥ 20%.
• Fissaggi meccanici realizzati su coperture con supporto strutturale (solaio) in lamiere grecate, in spessore non adeguato ad essere interessate da un sistema di fissaggio a vite (il codice di Pratica I.G.L.A.E indica che lo spessore minimo effettivo del metallo, se acciaio zincato/preverniciato deve essere ≥ 75/100 di mm, in caso contrario dovranno essere usati sistemi di fissaggio a rivetto con fiore largo).
• Fissaggi meccanici realizzati su pannelli Sandwich, in doppia lamiera con isolamento interno, compreso tra esse (di solito in poliuretano espanso rigido); Avendo questo tipo di pannello una buona portata strutturale, di solito le lamiere di accoppiamento sono previste a bassissimo spessore (60/100 di mm nominali che poi corrispondono a poco più di 50/100 reali) e ciò le rende assolutamente inadatte per il fissaggio meccanico, salvo non attraversare con idonei fissaggi entrambi gli strati di lamiera (ma questo sistema è normalmente poco gradito al Progettista che non vuole mai vedere l’uscita dei fissaggi all’intradosso del solaio). L’attraversamento del solo strato superiore, può causare, per le ripetute azioni di sollecitazione verticale, da parte del vento, oltre allo sfilamento dell’asta di fissaggio (“pull out”) anche il distacco della lamina metallica superiore dal materiale termoisolante.
• Gruppi di fissaggio meccanico (nei sistemi di copertura posati appunto con fissaggio meccanico), non adatti, come vincolo, per quel particolare lavoro (esempio fissaggi in materiale plastico non resistente al calore utilizzati in sistemi di copertura che prevedono l’incollaggio a fiamma delle membrane dell’elemento di tenuta, spesso si trovano fissaggi da cappotto totalmente fusi)
• Placchette (piastrine, rondelle o manicotti) per il fissaggio dei pannelli termoisolanti troppo piccole come superficie di contrasto (la norma UNI 11442 prevede in questi casi una superficie di contrasto utile della placchetta ≥ 30 cm3).
• Gruppi di fissaggio a placchetta libera, senza vincolo superiore sull’asta di fissaggio, utilizzati in sistemi di copertura con pannelli termoisolanti che si deformano, schiacciandosi puntualmente di parecchi millimetri, in corso d’opera o durante il pedonamento della copertura. In fase manutentiva la Norma Uni 11442 (ultima revisione in fase di approvazione) fornisce indicazioni più chiare riguardo le caratteristiche relative alla compressione massima puntuale, che deve avere lo strato termoisolante, per poter utilizzare fissaggi meccanici che non prevedano il vincolo superiore della placchetta di contrasto. Lo scorrimento verticale della placchetta libera, sull’asta di fissaggio, può far si che la testa dell’asta di fissaggio possa incidere lo spessore delle membrane impermeabili, posate superiormente, causando lesioni puntuali e conseguenti infiltrazioni.
• Utilizzo di pannelli termoisolanti di “consistenza/coesione inadeguata al fissaggio meccanico”, cioè la possibilità che ilpannello si rompa, puntualmente, tutto intorno alla placchetta di contrasto del fissaggio, sotto l’effetto di azioni ripetute di estrazione da vento sul sistema di copertura (“pull through” o in termini gergali molto più semplice “sbottonamento”).
• Utilizzo di pannelli o rotoli dogati di isolanti termici, preaccoppiati con membrane in bitume polimero, o strati impermeabili sempre in membrane in bitume polimero, interessati da fissaggi meccanici posti sopra le membrane stesse, quando la loro armatura (esempio velo di vetro) non è particolarmente resistente alla lacerazione (minimo accettabile ≥150 N secondo Norma UNI-EN 12310-1); in questo caso si possono avere effetti di “pull through”, intorno al fissaggio, non solo del pannello termoisolante, ma anche della membrana impermeabile (rottura del pannello compresa la lacerazione della membrana o la sola lacerazione della membrana). • Utilizzo di pannelli termoisolanti con composizione e/o rivestimento superficiale superiore inadeguato all’incollaggio a caldo o a freddo delle membrane impermeabili (distacco/ delaminazione dello strato impermeabile dal pannello con conseguente perdita di vincolo/stabilizzazione in uno degli elementi componenti il sistema impermeabile).
• Perdita di adesione/vincolo al supporto/piano di posa del sistema impermeabile o dell’elemento di tenuta, per imbibizione del supporto/piano di posa per infiltrazioni d’acqua avvenute in corso d’opera o a seguito di infiltrazioni puntuali (danneggiamenti meccanici, errori di posa, ecc.) 


Antonio Broccolino con Matteo Fiori e Fabio Raggiotto
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