Contro l’umidità

L’umidità provoca il degrado di intonaci e pitture ma può danneggiare l’edificio anche a livello strutturale, compromettendone la stabilità. Per eliminare il problema occorre esaminare attentamente le cause del fenomeno, le varie tipologie di degrado fisico e chimico e, infine, scegliere cicli e soluzioni di elevata qualità e prestazioni.
A dispetto della continua evoluzione di materiali e tecniche costruttive, l’umidità è ancor oggi il nemico numero uno delle costruzioni in muratura, nonché la principale causa del loro degrado; un degrado, peraltro, che oltre ad essere innestato da cause e fenomeni ben conosciuti, è oggi ulteriormente accelerato dalla crescente aggressività dell’ambiente esterno.
La necessità di individuare modalità e strumenti di intervento sempre più efficaci, finalizzati a contrastare tali fenomeni e ripristinare le strutture da essi degradate, ha portato, da un lato, alla riscoperta di soluzioni tradizionali, rivisitate alla luce delle attuali e più approfondite conoscenze sul comportamento dei materiali; dall’altro, all’elaborazione di nuove soluzioni e metodologie, in grado di assicurare non solo il risanamento delle murature, ma anche di prevenire, o quantomeno contrastare, il manifestarsi dei fenomeni di degrado ascrivibili alla presenza di umidità. Una delle principali armi oggi a disposizione in questa battaglia, e sicuramente la più utilizzata, è rappresentata dagli intonaci da risanamento, o intonaci deumidificanti: una tipologia di materiali di cui oggi esistono in commercio decine di varianti, ognuna caratterizzata da una particolare composizione di leganti, inerti e additivi, in grado mediamente di offrire prestazioni e risultati di notevole efficacia, molto difficili da ottenere con un normale intonaco miscelato in cantiere.
Cerchiamo quindi, dopo una breve panoramica sulle patologie murarie innescate dalla presenza di umidità, di analizzare la composizione, le modalità di posa e funzionamento e, soprattutto, gli effettivi esiti sul campo di questa famiglia di prodotti.

I fenomeni di degrado
Le patologie murarie determinate dalla presenza di umidità sono di varia natura, e possono manifestarsi secondo diverse modalità. In estrema sintesi, le ipotesi più frequentemente ricorrenti sono individuabili come segue.
Cristallizzazione salina
Ogni materiale da costruzione contiene una certa percentuale di sali, provenienti dall’acqua usata per l’impasto della malta, dall’umidità di risalita capillare o da quella atmosferica, e in alcuni casi contenuti negli inerti dell’impasto, la cui ripetuta cristallizzazione determina, soprattutto in presenza di sali quali solfati, nitrati e cloruri, l’innestarsi di fenomeni inizialmente limitati ad una variazione nell’aspetto dell’intonaco, con la perdita della finitura esterna, seguiti da una progressiva disgregazione dello stesso e dal suo conseguente distacco dalla muratura di supporto. Tale cristallizzazione è legata essenzialmente a due fattori: la diffusione del vapore acqueo verso lo strato esterno della muratura, e la migrazione della soluzione salina dalle zone interne della stessa verso le zone esterne. Se la velocità di diffusione del vapore è inferiore a quella di migrazione della soluzione, questa arriverà alla superficie esterna,dove inizierà a cristallizzare; in caso contrario, i due fenomeni raggiungeranno un punto di equilibrio al di sotto della superficie esterna, dove si localizzerà la cristallizzazione. Nel primo caso si parlerà di efflorescenze saline, nel secondo di subflorescenze, queste ultime in particolare causa di esfoliazioni e distacchi.
Dilavamento
Si tratta di un fenomeno ascrivibile all’azione della pioggia, e dovuto in particolare, da un lato, alla presenza nei materiali da costruzione di componenti più o meno solubili in acqua; dall’altro, al verificarsi di fenomeni chimici, come ad esempio la solfatazione e la carbonatazione, che determinano la formazione negli intonaci di composti solubili. In entrambi i casi, tale solubilità determina il progressIvo dilavamento dei materiali, dilavamento che può manifestarsi sia in maniera superficiale ed estesa, con il progressivo deterioramento dell’aspetto dell’intonaco, sia localizzata in corrispondenza di zone particolarmente vulnerabili.
Aggressione da agenti inquinanti
La crescente presenza nell’atmosfera di agenti chimici fortemente aggressivi, provenienti ad esempio da impianti di riscaldamento, traffico automobilistico, scarichi industriali, rappresenta una causa di degrado degli intonaci di particolare gravità. In questo caso l’acqua, sia sotto forma di pioggia battente che di umidità di risalita dal terreno, rappresenta il veicolo attraverso il quale gli agenti aggressivi svolgono la loro azione: questi, infatti, combinati con l’umidità atmosferica o con quella presente nelle murature, sono in grado di innestare rapidamente nelle stesse sensibili fenomeni di degrado.
Composti come l’anidride carbonica o l’anidride solforosa, ad esempio, a contatto con l’umidità si trasformano in acidi che, combinandosi con il calcare, generano sali che vengono a loro volta disciolti e trasportati dall’acqua all’ interno delle murature; qui, cristallizzandosi, determinano di conseguenza fenomeni di tensione interna che portano alla successiva disgregazione dell’intonaco. Allo stesso modo sono frequenti i fenomeni di dilavamento, con conseguente deterioramento dell’aspetto superficiale dell’intonaco e compromissione della sua resistenza meccanica.
Cicli gelo-disgelo
Il grado di porosità dell’intonaco, insieme ad altri fattori collaterali, rappresenta il parametro che maggiormente influenza il verificarsi di fenomeni di degrado attribuibili ai cicli di gelo-disgelo dell’acqua. Quanto più la superficie dell’intonaco è porosa, infatti, tanto più facilmente l’acqua sarà in grado di penetrare all’interno dello stesso; questa, congelando, aumenta il proprio volume determinando conseguentemente fenomeni di tensione nella struttura dell’intonaco.
Il continuo ripetersi dei cicli di gelo-disgelo innesta un progressivo logoramento dello stesso, che sfocia in distacchi e rotture.
Danni di origine biologica
La presenza di umidità, infine, incoraggia la formazione e l’attecchimento di organismi vegetali e microorganismi, in grado anch’essi di determinare significativi fenomeni di alterazione dell’intonaco. Questi possono essere sia di tipo meccanico, determinati dalla penetrazione delle radici in interstizi e fessure (che causano distacchi, sgretolamenti e, non ultimo, ulteriori infiltrazioni d’acqua), sia di tipo chimico, ascrivibili alla presenza di sostanze acide negli apparati radicali dei vegetali. Altrettanto gravi sono le conseguenze derivanti dall’azione di microorganismi, che possono determinare lo scrostamento di zone più o meno ampie dell’intonaco.

Le soluzioni
Come abbiamo già brevemente accennato in apertura le continue ricerche sulle proprietà dei materiali da costruzione e il loro comportamento in presenza di umidità hanno portato alla formulazione di un’ampia varietà di intonaci da risanamento, di diversa composizione ed efficacia a seconda delle situazioni di impiego. Gli studi, in particolare, si sono in questi ultimi anni concentrati sull’individuazione di formulati non solamente in grado di contrastare efficacemente l’azione dell’umidità, ma anche di svolgere, grazie all’esaltazione delle loro caratteristiche di traspirabilità, una funzione più o meno efficace di deumidificazione delle murature.
In risultati di tali sforzi si sono tradotti in una nuova generazione di intonaci che, a seconda delle relative proprietà, possono essere suddivisi in tre grandi categorie: gli intonaci monostrato, gli intonaci a due strati (rinzaffo + intonaco), e gli intonaci monostrato con primer di fondo. I prodotti appartenenti al primo gruppo vengono applicati in un singolo strato, a due riprese, variando la percentuale d’acqua nell ‘impasto: la prima ripresa svolge la funzione di rinzaffo ed è generalmente più magra, mentre la seconda presenta un maggiore contenuto d’acqua e viene posata in spessore più consistente.
Nel secondo gruppo, invece, rientrano i prodotti costituiti da due strati che differiscono sia per la composizione, sia per la funzione che sono chiamati ad assolvere (sottofondo di posa il primo, intonaco vero e proprio il secondo).
AI terzo gruppo, infine, appartengono quei prodotti la cui posa prevede l’applicazione preventiva di un primer di fondo: questo ha il compito, da un lato, di idrofobizzare la muratura esterna in modo da Impedire Il passaggio di umidità e contrastare la cristallizzazione di sali, dall’altro di agevolare l’adesione dell’intonaco al supporto. Qualunque sia la categoria di appartenenza, la corretta formulazione di tali prodotti svolge evidentemente un ruolo determinante al fini dell’efficacia della loro azione. I leganti generalmente impiegati sono di natura idraulica, e fra questi soprattutto il cemento Portland (anche se con sempre maggiore frequenza si tende a miscelarne diversi tipi), sia per la loro buona resistenza ai solfati, sia per la notevole resistenza meccanica che essi sono in grado di conferire all’ intonaco. Va segnalato, tuttavia, che una eccessiva quantità di leganti può compromettere in maniera più o meno pronunciata le caratteristiche di permeabilità al vapore dell’intonaco: per questo motivo, ad essi viene spesso aggiunta una percentuale variabile di calce aerea, in grado di attenuare tali effetti negativi. Come inerti vengono generalmente utilizzati materiali di natura calcarea o silicea: questi vengono spesso miscelati con inerti leggeri - ad esempio argilla espansa, perlite, sughero - che hanno la funzione di aumentare la porosità, e quindi la permeabilità al vapore dell’intonaco. D’altro canto, le loro caratteristiche determinano un conseguente indebolimento delle proprietà meccaniche dello stesso, e per questo motivo devono essere in ogni caso utilizzati insieme agli inerti tradizionali.
All’Impasto di leganti e inerti vengono infine miscelati, nella quasi totalità dei casi, additivi di varia natura che hanno la funzione di elevarne le proprietà deumidificanti e idrofobizzanti. Fra quelli più frequentemente utilizzati, particolarmente degni di nota sono gli additivi aeranti, che agevolano la formazione di microboIle d’aria nella struttura dell’intonaco; gli adesivanti, che garantiscono un migliore aggrappo dello stesso alla superficie di supporto; gli idrofobizzanti, in grado di abbattere radicalmente l’assorbimento di acqua e umidità da parte della struttura muraria.

La posa
Così come per l’utilizzo di un intonaco generico, anche la posa di un prodotto deumidificante richiede una corretta ed accurata preparazione del supporto, al fine di ottenere un risultato adeguato e durevole nel tempo. La prima delle operazioni da eseguire consiste innanzitutto nella rimozione del vecchio intonaco dalla muratura da trattare, fino a un’altezza che superi di almeno 50 centimetri, e in alcuni casi di almeno un metro, il punto più alto in cui sia evidente la presenza di umidità. Il muro va quindi lavato e spazzolato con cura, in modo da eliminare ogni resIduo di polvere e sporcizia; ove necessario, può essere opportuno procedere ad un ulteriore lavaggio con idropulitrice ad acqua in pressione, al fine di rimuovere tracce di oli, sali, parti incoerenti o friabili, mentre eventuali cavità o fughe sconnesse devono essere ripristnate con malta di cemento e sabbia pulita.
Prima dell’eventuale applicazione di un primer di sottofondo la muratura deve essere bagnata a rifiuto, al fine di evitare che durante la presa dell’intonaco si verifichino immediati fenomeni di ritiro dello stesso, con conseguenti distacchi e screpolature. Lo strato di fondo assolve in generale alla funzione di migliorare l’aggrappo dell’intonaco al supporto, consentendo inoltre di bloccare i sali provenienti dalla muratura rendendoli insolubili; ad esso è demandato anche il compito di formare apposite strisce guida per l’intonaco, nonché una zoccolatura di adeguata altezza avente la funzione di evitare il contatto diretto con l’acqua e l’intonaco deumidificante. In questo modo è possibile creare una struttura microporosa, atta da un lato a distribuire uniformemente la fuoriuscita dell’umidità sotto forma di vapore, dall’altro ad arrestare eventuali sali che tendano ad affiorare in superficie prima della stagionatura dell’intonaco.
Dopo tali operazioni sarà quindi possibile procedere all’applicazione dell’intonaco vero e proprio, le cui modalità di posa possono differire a seconda della composizione dello stesso, della natura del sistema adottato (monostrato, doppio strato, ecc.) e delle specifiche circostanze di utllizzo. Tutti i prodotti in commercio sono in ogni caso corredati di apposIte schede tecniche, contenenti esaurienti e specifiche modalità d’impiego che dovranno essere seguite con estrema accuratezza al fine di ottenere i migliori risultati possibili.
© Copyright 2017. Edilizia in Rete - Privacy policy