Il piano del colore dell’Isola di Procida

Tutelare l’architettura e il paesaggio, ma soprattutto impedire interventi che snaturano bellezza e continuità delle facciate. E’ questo il compito del nuovo Piano del Colore studiato per valorizzare l’Isola di Procida e realizzato con il supporto di StoDesign, centro di competenze di Sto Italia, che si occupa dello studio di concept cromatici e materici per facciate e interni.
Un’esperienza straordinaria per il team italiano di StoDesign che ha avuto l’opportunità di collaborare con la commissione delegata alla realizzazione del piano colore dell’Isola di Procida: “Abbiamo proceduto con la raccolta di alcuni reperti, laddove è stato possibile, in particolar modo per gli edifici storici” commenta Antonio Romano, Responsabile del Design Strategico di Sto Italia. “Con il microscopio elettronico sono state esaminate le stratigrafie, ovvero gli strati di intonaco presenti nei reperti raccolti, onde rilevare informazioni utili dall’analisi dell’intonaco corticale e dello strato cromatico superficiale”. Le indagini preliminari hanno focalizzato le peculiarità delle due unità architettoniche principali: l’architettura colta, con riferimento ai palazzi storici, e l’architettura spontanea, relativa alle opere di edilizia sotto tutela architettonica. Per entrambe, sono state raccolte e definite le principali cromie caratterizzanti le diverse componenti dell’edificio, a partire dalla facciata con i suoi decori, fino agli elementi subordinati ed accessori. “Nell’ambito del ripristino, è opportuno operare una scelta dei materiali che tenga conto delle peculiari condizioni di esposizione a sollecitazioni atmosferiche che caratterizzano l’isola, prediligendo soluzioni che assicurino durabilità e resistenza” continua Antonio Romano. E’ stato così possibile realizzare un piano del colore e comporre una cartella colori, in cui sono state riprodotte fedelmente le tinte con l’utilizzo di pigmenti minerali. “Siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto: con una stretta collaborazione tra progettazione, committenza e consulenza StoDesign, siamo riusciti a riprodurre la quinta della Marina, con cromie il più possibile vicine alle tinte originali dell’ensemble. Il lavoro del team StoDesign è stato possibile anche grazie al supporto delle aziende locali Tecnocolor e Strumolo.”

La cartella colori per il centro storico dell’isola di Procida

La riqualificazione della scena urbana passa necessariamente attraverso un processo di controllo e attenta gestione del piano coloristico degli edifici. La policromia nelle architetture è in questo senso un segno inconfondibile di distinzione e specifica qualificazione dell’ambiente urbano. Tuttavia la natura delle trasformazioni e del rinnovamento del colore delle facciate ha conosciuto recentemente una radicale modifica rispetto alle forme della tradizione locale, causando in parte la perdita delle originarie connotazioni materiche e cromatiche. Di fatto l’alterazione dei sistemi costruttivi, nonchè l’aggiunta di caratteri cromatici inusitati e l’eterogeneità di finiture introdotte dal mercato, spesso condotte al di fuori di un’organica concertazione e regolamentazione, hanno prodotto fenomeni di segno negativo. Soprattutto è stato in gran parte perduto il nesso di continuità con il passato che, pur senza disconoscere il diritto al rinnovamento e di cambiamento sul “nuovo”: ha indotto fenomeni di degradazione sul tessuto urbano esistente, divenuto talvolta arbitrariamente, oggetto di inopportune approssimazioni per quanto riguarda il trattamento delle decorazioni parietali, i sistemi di tinteggiatura e pitturazione e relative coloriture.

Metodologia per la stesura della cartella colori

Per la creazione della “Cartella Colori”, dalle indagini in loco è emerso che le preesistenze originali erano un numero davvero esiguo per la formazione dell’intera cartella. Nelle situazioni in cui si è riusciti ad individuare ed estrarre un reperto delle pitture originali, lo si è riprodotto il più fedelmente possibile, utilizzando pigmenti naturali minerali, che sicuramente sono stati quelli storicamente documentati ed utilizzati, ed in particolare le terre naturali e le ocre gialle e rosse (Macello, Istituto Nautico e Casa Catena). Le altre tinte sono state ottenute a partire dall’alleggerimento dei gialli, dei rossi, dei bianchi. Inoltre si è notato che la riproduzione di alcune tinte (come ad esempio i rosa carichi -derivati dalla miscela della calce con l’ossido di ferro), sebbene originali, rendono un effetto finale piatto se realizzati con pitture non traspiranti. Pertanto il corretto utilizzo della Cartella Colori prevede una idonea individuazione, oltre che del colore anche della pittura (tipo calce -silicati) e del supporto (realizzato senza fasce) che interagendo con il colore cerca di ottenere effetti chiaroscurali propri dell’architettura spontanea. I colori scelti sono stati suddivisi in due raggruppamenti principali, rispettivamente cartella colori Architettura Colta (palazzi signorili, ville, torri, chiese, cappelle) e Spontanea (edilizia dei borghi extramoenia, casali, casali fortificati, nuclei storici, edilizia rurale).

Impiego della cartella colori
La Cartella Colori è parte integrante del Regolamento d’Attuazione del Piano del colore, rappresenta lo strumento di progettazione da utilizzare fin dalla fase di valutazione preventiva degli effetti cromatici e tonali ottenibili. Per ottenere un buon risultato cromatico e tonale di insieme occorre valutare con estrema attenzione gli effetti ottenibili dalla cartella base.
Dalla corretta o appropriata scelta di tali abbinamenti potrà scaturire un effetto qualitativamente più consono ai caratteri dell’architettura, allo sviluppo dimensionale del prospetto e allo spartito di facciata, all’inserimento nel contesto ambientale, alla legatura o ricucitura con le coloriture delle parti edilizie accessorie (serramenti, infissi, ferri ecc.) che dovranno essere realizzate in sintonia con le scelte cromatiche dei fondi e dei cornicioni in relazione all’ambiente urbano del contorno.

Procedure di restauro degli edifici
Si pone oggi, come urgente ed indispensabile, una revisione ed un restauro degli intonaci murali, oggetto del presente piano di interventi, finalizzato alla eliminazione del rischio di perdita di parti significative degli elementi e alla corretta conservazione e lettura degli stessi. La fase iniziale delle operazioni di restauro, per ovvio criterio metodologico di ordine e priorità dei lavori, non può che essere quella della messa in sicurezza delle opere.
Preliminarmente, dovrà essere sviluppato un programma preventivo d’indagini ed analisi scientifiche, mirato alla conoscenza delle tecniche d’esecuzione ed alle condizioni conservative dei manufatti oggetto degli interventi, finalizzato ad assicurare la più ampia correttezza dei successivi interventi di restauro e la compatibilità dei materiali da impiegare (in proposito è stata approntata una Guida prodotti realizzata appositamente per il progetto), e finalizzato al risanamento ambientale del luogo di conservazione, oggi affetto da gravi patologie legate a sbalzi termoigrometrici.
Ecco di seguito le fasi del piano di intervento
• Pulitura della superficie
• Pulizia da radici e microrganismi:
disinfestazione mediante applicazione di erbicida, estirpazione in profondità di radici di piante infestanti.
• Consolidamento superficiale:
consolidamento intonaci ed eventuale fissaggio delle parti pericolanti. • Consolidamento corticale dell’intonaco: si consolideranno quelle parti di intonaco che non occorre demolire, ma che lo necessitano per decoesione rispetto alla superficie.
Eliminate eventuali contaminazioni di sali, o attesa la conveniente asciugatura della parete in caso di presenza di umidità per infiltrazioni, si applicherà a pennello un prodotto consolidante con dosaggi e rapporti di diluizione definito a seguito di prove eseguite in cantiere.
• Consolidamento di intonaci in profondità.
• Restauro a fine di consolidamento e fissaggio di intonaci.
• Reintegrazione delle parti mancanti di intonaco.
• Consolidamento e/o protezione finale della superficie dell’intonaco.

Procedure tecniche di intervento sulle facciate


[ CICLO A ] Rifacimento totale per intonaci completamente distaccati e fatiscenti
Spicconatura totale dei vecchi intonaci degradati. Esecuzione di idrolavaggio idoneo al conseguimento di un’accurata pulizia del parametro murario onde liberarlo da tutte le parti incoerenti presenti dello stesso.
Se la zona di zoccolatura fosse interessata di umidità di risalita bisogna Impregnare a spruzzo a rifiuto mediante utilizzo di impregnante concentrato a base di micro-emulsione Silossanica, esente da solvente, avente azione consolidante e che consenta la formazione di una “zona idrofoba” di sicurezza.
Rinzaffo e rincocciatura, con malta minerale specificatamente adatta come ponte di adesione su tutte le superfici assorbenti. Esecuzione di intonaco deumidificante per evaporazione dal piano di calpestio fino ad una altezza di 2 mt, avendo cura di rispettare gli spessori minimi. Dopo aver atteso da 2 a 5 gg (a seconda del grado di umidità) dall’applicazione del rinzaffo di cui sopra, applicare uno strato intermedio di intonaco macroporoso con malta a presa idraulica (intonaci da risanamento) per livellare le irregolarità della muratura. Particolare capacità di assorbimento di sali ed elevata permeabilità al vapore acqueo.
Dopo aver atteso ca. 10 gg (1 g per mm di spessore, a seconda del grado di umidità) dall’applicazione dello strato intermedio di cui sopra, applicare l’intonaco cellulare da risanamento a presa idraulica. Esecuzione di intonaco a base di calce per risanamento, applicando il prodotto da una altezza da 2mt dal calpestio fino all’altezza massima dell’edificio.
Ad essiccazione avvenuta, applicazione della mano di fondo (primer) a base minerale, altamente traspirante.
Per una prevenzione contro le lesioni e cavillature d’intonaco, si consiglia di effettuare il ciclo in maniera ottimale. Si deve creare uno strato monolitico che assicuri la resistenza agli urti, alle trazioni ed alle sollecitazioni presenti su tutto il sistema evitando in futuro lesioni e microlesioni e successivo degrado dell’intonaco di finitura colorato e quello a spessore inoltre a garantire una corretta ed omogenea continuità allo strato di finitura. Quindi realizzare una rasatura armata minerale e rete in fibra di vetro,proprio per evitare un repentino degrado a causa di assorbimento di acqua. Rasatura della superficie con una malta di armatura fibrorinforzata base minerale (cementizia) ottimizzata organicamente speciale per armature, resistente alla trazione, armata con fibre, per applicazioni esterne ed interne.
Nello strato di rasatura fresco dovrà essere inserita una rete in fibra di vetro trattata con appretto antialcalino, aventi una maglia di 6 x 6 mm ed una resistenza allo strappo in ordito e trama da 0,001 ÷ 1700 N/50 mm, altezza 1,1 m, prevedendo una sovrapposizione dei teli di almeno 10 cm, il peso non dovrà essere inferiore ai 155 gr/m2.
Completata la rasatura, la rete di armatura dovrà risultare integralmente annegata nella malta rasante. Lo spessore medio della rasatura sottile, come sopra realizzata, dovrà risultare non inferiore a mm 3. La mano di fondo per l’intonaco finale, dovrà essere costituita da una miscela di polimeri di acrilato con pigmenti di biossido di titanio e sostanze riempitive, quali carbonato di calcio, talco, biossido di silicio e dovrà essere distribuita uniformemente a rullo. Si utilizza come coprente di fondo (bianco o colorato) per la preparazione di tutti gli intonaci con leganti organici.
La texture finale ed il colore delle facciate è da produrre con rivestimenti in spessore da 0.06 mml che svolgono la funzione di chiusura del ciclo e la sua permeabilità al passaggio del vapore, rispettando esattamente la successione degli strati e delle tensioni che si svilupperanno sul sistema. Si consiglia l’impiego di rivestimenti a base di resina silossanica modificata, resistenti contro la pioggia, gli agenti atmosferici, l’intonachino di rivestimento da 0,6 mm; l’eventuale pittura, sempre silossanica ha un valore equivalente diffusivo sd di 0,01 m, (identico ad un silicato e secondo solo alla calce); traspirante ed autopulente, in quanto gli edifici in oggetto non hanno una sufficiente sporgenza di gronda per proteggere adeguatamente le facciate. Da applicare con cazzuola in acciaio/e modellarlo con spugnone inumidito.

[ CICLO B ] Rifacimento parziale per intonaci distaccati e fatiscenti Spicconatura parziale dei vecchi intonaci degradati e distaccati. Sullo strato corticale quindi dobbiamo assolutamente eseguire una pulizia tramite idropulitrice con valore di pressione in uscita di 140 bar e pressione sulla superficie d’impatto minimo 110 bar. Questa operazione assicura il distacco di tutte le parti ammalorate e velocizza molto la preparazione del sottofondo affinché questo risulti pulito, portante e asciutto, utilizzando idonei consolidanti del fondo prima di eseguire la fase di rasatura armata, quindi impregnazione a spruzzo con consolidante corticale.
Ricostruire gli intonaci spicconati come da voce 1 a base calce. Per i restanti punti si procede come nel ciclo A.
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