Innovare l’edilizia per renderla efficiente

L’efficienza energetica e l’innovazione sono due obiettivi di primaria importanza quando si parla del comparto edilizio italiano, molto spesso ricco di problematiche e bisognoso di molti interventi di recupero. La volontà di intervenire deve appartenere anche al privato, ma è fondamentale una buona dose di consapevolezza da parte delle amministrazioni, il cui ruolo è fondamentale per guidare un reale cambiamento.
Il primo rapporto elaborato dall’osservatorio E-Lab è promosso congiuntamente da Legambiente e dal Consiglio Nazionale degli Architetti, con l’obiettivo di tracciare lo stato dell’arte dei processi edilizi in Italia. La strada da prendere ormai è quasi obbligata, serve innovazione, riqualificazione delle aree urbane e del patrimonio edilizio, per raggiungere efficienza energetica e trascinare fuori dalla crisi l’intero settore. 
“Il Rapporto E-Lab presenta una originale fotografia del mutamento in corso nel modo di progettare e costruire nel nostro Paese. Mette infatti assieme una lettura “dal basso”, delle innovazioni in corso nelle tecnologie e nelle pratiche diffuse, con quella che è la spinta che l’Unione Europea sta imprimendo da oltre dieci anni al settore delle costruzioni e che si è andata stratificando nelle normative dei diversi Paesi. In questo campo l’Europa sta svolgendo un ruolo davvero da protagonista nella spinta del cambiamento con l’obiettivo di ottenere una incisiva riduzione delle emissioni di CO2 da parte del settore edilizio. A partire dal 2002, con la prima Direttiva sul rendimento energetico in edilizia, si è scelto di avviare un processo sempre più articolato e approfondito di cambiamento che ha portato poi a provvedimenti di recepimento statali e regionali. Del resto è merito delle Direttive europee se in Italia sono in vigore standard minimi di prestazione energetica per le nuove costruzioni (che oggi riguardano sia i comportamenti invernali sia quelli estivi) e se disponiamo di un quadro di obiettivi e strumenti di intervento che riguarda anche la riqualificazione degli edifici esistenti. Inoltre, sono diversi gli strumenti di finanziamento che l’Unione Europea mette a disposizione dei Paesi in materia di efficienza energetica, tra fondi strutturali 2014-2020, Piano Juncker e Direttive.” 
Da decenni si è cercato di porre l’attenzione sulle problematiche ambientali e sul ruolo dei diversi comparti, cercando soluzioni in ciascuno così da ottenere qualche risultato. In ambito edilizio i consumi di risorse sono davvero importanti, così come lo sono le quantità di emissioni, rendendo inevitabile un deciso cambio di rotta. Come si legge nel paragrafo precedente, di introduzione al Rapporto dell’E-Lab, l’Unione Europea ha tracciato dei confini e sono poi i singoli Paesi ad occuparsi della concreta fase attuativa. Si richiedono sforzi e cambiamenti notevoli e a livello europeo si è definito un percorso graduale a lungo termine, che porta al risultato finale attraverso una serie di passaggi successivi. A livello regionale l’Emilia Romagna e la Lombardia hanno già anticipato l’entrata in vigore dei limiti del Decreto per gli edifici di nuova realizzazione ad energia quasi zero, dando prova che le richieste europee non spaventano. 
In questo rapporto si è quindi voluto andare a fondo per capire qual è la situazione nelle realtà locali. Se l’Europa delinea indicazioni, che vengono poi attuate dai Paesi membri, sono i Comuni che offrono una reale immagine del livello di innovazione raggiunto. Le differenze tra i territori italiani sono molte e nette, per cui la formazione e l’informazione possono e devono avere un ruolo decisivo per la crescita delle competenze. 

Cosa troviamo nel rapporto 
E-Lab ha individuato e analizzato 1.251 Regolamenti Edilizi, mettendo in luce le tematiche relative all’ambiente e all’energia. La decisione di partire dai Regolamenti Edilizi nasce dal fatto che questi rappresentano lo scenario in cui si collocano gli interventi per i diversi territori italiani, oltre ad essere un punto di convergenza tra aspetti tecnici e procedurali, competenze urbanistiche, edilizie ed energetiche, di Stato, Regioni e Comuni. Oltretutto, l’area coperta da tutti i regolamenti analizzati corrisponde ad una popolazione di 24 milioni di persone e rappresenta il 15,6% dei comuni italiani. Molto spesso le amministrazioni tornano sui propri regolamenti, cercando migliorie o alzando gli obiettivi, attraverso un ventaglio ampio di temi affrontabili, dall’efficienza energetica, alle strategie passive, al risparmio idrico, agli impianti fino alla sicurezza statica. 
Entrando nello specifico tra i temi più affrontati rimangono quelli dell’isolamento termico (1038 comuni), del fotovoltaico (1037) e del solare termico (994). Per quanto riguarda la diffusione geografica dei regolamenti sostenibili, a primeggiare sono soprattutto le Regioni del centro-nord Italia con Lombardia (503 comuni), Toscana (148), Emilia Romagna (139), Piemonte (104) e Veneto (102). Ma anche nel Sud Italia crescono le amministrazioni che introducono nei regolamenti edilizi l’obbligo delle fonti rinnovabili, l’orientamento degli edifici e l’isolamento termico all’interno dei regolamenti edilizi. Dati più che buoni e incoraggianti che dimostrano come nell’edilizia italiana si stia puntando su innovazione, sostenibilità e rigenerazione urbana grazie ad una spinta che parte dal basso. Anche se c’è ancora molto da fare e sono ancora diversi i problemi da affrontare come ad esempio la mancanza in molte regioni di controlli e sanzioni sulle certificazioni energetiche. Questa analisi infatti, ha mostrato come molto spesso nel nostro Paese siano state recepite con grande ritardo le Direttive europee, così come è mancata una chiara regia nazionale. 
In conclusione, troviamo in questo rapporto una fotografia interessante sulla situazione dell’edilizia italiana prendendo come parametri: l’efficienza energetica (isolamento termico, isolamento acustico, serramenti, tetti verdi, orientamento e schermatura, pompe di calore e caldaie a condensazione, contabilizzazione individuale del calore, ventilazione meccanica, teleriscaldamento), le fonti rinnovabili (solare, termico e fotovoltaico, mini idroelettrico, minieolico e biomasse), il risparmio idrico (la permeabilità dei suoli, il risparmio idrico, il recupero delle acque meteoriche, il recupero delle acque grigie e fitodepurazione), l’innovazione ambientale e tecnologia (materiali locali e riciclabili, raccolta differenziata, piste ciclabili, rifiuti, antisismica), la certificazione energetica e semplificazione. 
Il rapporto è stato presentato a Bologna, con la partecipazione di Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, Giuseppe Cappocchin Presidente del Consiglio nazionale architetti, Raffaele Donini, assessore Regione Emilia Romagna, Filippo Delle Piane, vicepresidente Ance, Davide Braccia di Enel Energia, Luca Talluri, Presidente Federcasa, Roberto Moneta Enea. “L’interesse nel guardare ai regolamenti - spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente - sta nel fatto che rappresentano uno snodo fondamentale del processo edilizio, perchè qui convergono aspetti tecnici e procedurali, attenzioni e interessi, e si incrociano le competenze in materia di urbanistica, edilizia e energia, di Stato, Regioni e Comuni. Tanto che nel corso di questi anni sono molti i Comuni che sono tornati sui propri regolamenti per chiarire alcuni aspetti, alzare l’asticella degli obiettivi e delle prestazioni. L’articolazione di queste esperienze conferma l’importanza di capire cosa sta succedendo nel territorio italiano nell’evoluzione verso un’edilizia sempre più attenta ai temi della sostenibilità ambientale. Il regolamento edilizio unico, in corso di redazione da parte del Governo, dovrebbe porsi come obiettivo di uniformare le definizioni non fermando le innovazioni positive che vengono dai Comuni”. 
Per Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti “le trasformazioni della normativa finalizzate a promuovere la sostenibilità rappresentano indubbiamente un passaggio importante per la realizzazione di nuove politiche di rigenerazione urbana. Non possiamo, infatti, che valutare positivamente le misure annunciate dal Governo nella Legge di Bilancio che danno stabilità all’ecobonus e potenziano fortemente l’azione di prevenzione antisismica con il sisma bonus. Misure che vanno nella direzione del rilancio dell’edilizia fondato sulla qualità, sulla sicurezza, sul risparmio energetico. Per compiere un vero salto di qualità, serve però un cambiamento di prospettiva: i regolamenti devono discendere da una strategia, da un progetto del quale la norma sia uno strumento”. 

Le sfide per l’innovazione dell’edilizia in Italia 
La stesura del rapporto ha permesso di delineare alcune problematiche che ostacolo un organico processo di rinnovazione dell’edilizia del nostro Paese. Innanzitutto è da sottolineare la grande necessità di accelerare il processo di riqualificazione del comparto edilizio esistente, troppo spesso ancora troppo problematico. In Italia è nel settore civile che sono aumentati maggiormente i consumi (+33% dal 1994), superando quelli dei trasporti e dell’industria. Inoltre oltre metà delle abitazioni ha più di 40 anni e 5,5 milioni di edifici (tra cui scuole, ospedali e edifici pubblici) si trovano in aree di classe 1 e 2 di rischio sismico, ed è evidente che sono questi gli edifici dove occorre accelerare gli interventi di messa in sicurezza. C’è poi tutta la partita legata ai 900mila alloggi di edilizia residenziale pubblica (circa il 20% di questi edifici è vuoto perché da ristrutturare), che potrebbero diventare i cantieri ideali per sperimentare una riqualificazione diffusa che permetta di accelerare i processi in tutto il Paese. 
Le potenzialità di intervento sono sicuramente notevoli, ma nonostante diversi strumenti di finanziamento ed incentivi, molto spesso gli interventi rimangono bloccati. La colpa può essere ricondotta ad una scarsa chiarezza dei ruoli e delle procedure burocratiche, oltre al fatto che le indicazioni legislative sono molto chiare per le nuove realizzazioni, ma lo sono decisamente meno per gli interventi di recupero. Manca anche una completa analisi dello stato di salute del patrimonio edilizio sia pubblico che privato e una valutazione delle politiche attuate in questi scorsi anni, per valutarne l’efficacia. Particolare attenzione dovrebbe andare agli edifici pubblici, i cui consumi sono davvero ingenti, come sottolinea uno studio dell’ENEA che conta circa 1,8 miliardi di euro per la spesa annua per il riscaldamento e l’illuminazione degli edifici pubblici destinati a scuole e uffici. Segnali positivi per un cambiamento arrivano dal Governo con il piano “Casa Italia”, che ha lo scopo di mettere a sistema gli interventi di adeguamento e riqualificazione del patrimonio edilizio, attraverso regole finalmente coerenti e indirizzi capaci di recuperare in tempi certi i ritardi. Ci sono fondi e incentivi di diversa natura previsti per determinati interventi, ma gli interventi non raggiungono i livelli sperati, probabilmente per incertezza nelle varie procedure. Effettuando una distinzione tra l’edilizia pubblica e quella privata, per la prima è importante un’analisi del patrimonio edilizio sia da un punto di vista statico che energetico e garantire che ogni incentivo corrisponda ad una certificata riduzione dei consumi energetici e ad un miglioramento statico. In ambito privato, invece, il discorso si apre con gli Ecobonus che negli anni hanno permesso 11 milioni di interventi di recupero edilizio e dal 2007 circa 2,7 milioni di efficientamento energetico. Questi risultati non devono far pensare che non ci siano margini di miglioramento, anzi, dall’analisi dei dati contenuta nel rapporto emerge che mentre nel Centro Nord questi meccanismi abbiano ben funzionato, nelle regioni del Sud non sia stato così. Inoltre, sarebbe utile una revisione dell’Ecobonus in modo che sia possibile premiare gli interventi edilizi e non solo le singole tecnologie, attraverso una premialità progressiva in funzione del miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici e non in relazione alle singole soluzioni. Da valutare anche la possibilità di trasferire l’incentivo a chi realizza l’intervento. 
Un altro tema importante riguarda i controlli e le sanzioni delle prestazioni energetiche, non previsti nella maggior parte del territorio italiano. Per garantire una corretta informazione dei cittadini riguardo le prestazioni e poter prevedere sanzioni per chi non rispetta le regole per la progettazione, la costruzione e la certificazione, il rapporto sottolinea la necessità di dotare ogni edificio di un libretto unico del fabbricato. Una semplificazione che unisce informazioni statiche, energetiche, del rumore, di manutenzione di impianti e ascensori. 
Un altro ambito in cui è necessario superare diverse difficoltà riguarda quello dei condomini, dove occorre semplificare gli interventi di retrofit energetico e antisismico. La riqualificazione energetica degli edifici condominiali non è stata degna di nota in questi ultimi anni, a causa della complessità degli interventi necessari e per il numero dei soggetti proprietari da coinvolgere. L’importanza di un cambiamento è innegabile, anche per il semplice fatto che sono ben 20 milioni gli italiani che vivono in edifici condominiali e che questi rappresentano una buona parte dei consumi per l’edilizia residenziale. Si deve puntare ad una riqualificazione con ampio respiro, che coinvolga edifici interi e che permettano di ottenere spazi interni ed esterni vivibili, efficienti e sostenibili. Per favorire gli interventi delle Esco su edifici a più alloggi, è utile ricevere certezza della possibilità di cedere le detrazioni fiscali a chi realizza interventi sulle parti condominiali, come previsto dalla Legge di Stabilità 2016. Nel rapporto si evince anche l’utilità di introdurre quanto prima il fondo per l’efficienza energetica, da indirizzare agli interventi di retrofit energetico e antisismico degli edifici interi.
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