Risanare gli intonaci

Grazie all’evoluzione di formulazioni e ingredienti, gli intonaci deumidificanti sono oggi la soluzione più diffusa sul mercato, in grado di offrire una buona efficacia e una notevole praticità di impiego. E, nelle versioni a base calce, offrono una perfetta compatibilità con i materiali della tradizione, applicabili su un patrimonio abitativo enorme, di cui il 75% è vecchio almeno di trent’anni, e che in più del 50% dei casi non è mai stato oggetto di interventi di manutenzione.
Un panorama, questo, che lascia già intuire chiaramente il numero e l’estensione delle problematiche da affrontare nella riqualificazione degli edifici - anche alla luce di criteri e modalità costruttive non sempre a regola d’arte - e di conseguenza anche i potenziali spazi di mercato che tale situazione apre. In questo contesto, è noto che i fenomeni di degrado delle strutture edilizie ascrivibili all’umidità sono quelli numericamente più frequenti, e non di rado di difficile e non sempre risolutiva gestione. 
Ed è proprio per rispondere a tali problematiche che è nata e si è quindi sviluppata la categoria di prodotti protagonista di queste pagine, gli intonaci deumidificanti. Una soluzione che ai vantaggi di una spiccata familiarità di approccio per le imprese edili ha nel tempo affiancato una crescente efficacia, frutto dell’evoluzione di formulazioni e ingredienti di base nonché dell’adozione da parte dei produttori di una filosofia di “sistema”, in cui il singolo prodotto è inserito all’interno di un pacchetto funzionale finalizzato ad ottimizzare la resa di tutti i suoi componenti. Il mercato del recuperocomprende numerose alternative basate su metodologie più o meno invasive;fra queste, quella senza dubbio più “morbida” è rappresentata dagli intonaci da risanamento, che non a caso oggi detengono una quota di mercato sul totale degli interventi di ripristino stimata dai principali produttori intorno all’80% del totale. Buona efficacia, bassa invasività, facilità di approccio da parte dell’impresa e buon grado di accettazione da parte del cliente hanno determinato il successo di questa tecnologia, che gode ancora di buoni margini di evoluzione dal punto di vista tecnico grazie al miglioramento dei materiali e dei trattamenti utilizzati. 
Fra le tendenze della richiesta, una in particolare tende a spiccare ed è quella che premia i prodotti a base calce, spesso commercialmente identificati come linee “ecologiche” o specificamente dedicate al restauro - per l’elevatissima compatibilità che questo legante garantisce rispetto ai materiali da costruzione tradizionali - ma in realtà in grado di conquistare un mercato che va al di là dei soli segmenti di nicchia. A testimoniarlo è la quota di mercato, sempre più rilevante, acquisita nel tempo da questa tipologia di prodotti, che oggi è arrivata a pesare mediamente intorno al 20% sul totale complessivo del segmento. 

I prodotti per il risanamento 
Lo studio dei fenomeni alla base delle patologie murarie da umidità ha fornito al settore della ricerca preziose informazioni, che si sono rivelate determinanti nella formulazione di un’ampia varietà di intonaci da risanamento, di diversa composizione ed efficacia a seconda delle situazioni di impiego. La ricerca, in particolare, si è in questi ultimi anni concentrata sull’individuazione di preparati non solamente in grado di contrastare efficacemente l’azione dell’umidità, ma anche di svolgere, grazie all’esaltazione delle loro caratteristiche di traspirabilità, una funzione più o meno efficace di deumidificazione delle murature idonea a prevenirne le patologie. 
Nel caso di problemi riguardanti l’umidità presente nelle murature si può intervenire con intonaci speciali impiegati per impermeabilizzare e risanare abitazioni, cantine, box interrati, magazzini sotterranei e vani ascensore. Obiettivo di questa soluzione è quello di garantire un efficiente e duraturo strato di rivestimento cementizio impermeabile sulle pareti e sui pavimenti di locali soggetti a infiltrazioni d'acqua di falda. Se utilizzato per il risanamento delle murature, l'intonaco specifico contro l'umidità e le infiltrazioni d'acqua elimina in maniera definitiva tutti i problemi di distacco, tipici degli intonaci tradizionali, e la comparsa di efflorescenze saline. Essendo inoltre un intonaco permeabile al vapore, consente la traspirazione delle murature e quindi si pone come materiale adatto per applicazioni all'estradosso. Per queste problematiche si è andata a formulare una generazione di intonaci che, in relazione alle proprietà fisico chimiche, alle modalità di applicazione e al tipo di azione da essi esercitata, possono essere suddivisi in tre grandi categorie: gli intonaci monostrato, gli intonaci a due strati (rinzaffo più intonaco), e gli intonaci monostrato con primer di fondo. I prodotti appartenenti al primo gruppo vengono applicati in un singolo strato, a due riprese, variando la percentuale d’acqua nell’impasto: la prima ripresa svolge la funzione di rinzaffo ed è generalmente più magra, mentre la seconda presenta un maggiore contenuto d’acqua e viene posata in spessore più consistente. 
Nel secondo gruppo, invece, rientrano i prodotti costituiti da due strati che differiscono sia per la composizione, sia per la funzione che sono chiamati ad assolvere (sottofondo di posa il primo, intonaco vero e proprio il secondo). Al terzo gruppo, infine, appartengono quei prodotti la cui posa prevede l’applicazione preventiva di un primer di fondo: questo ha il compito, da un lato, di idrofobizzare la muratura esterna in modo da impedire il passaggio di umidità e contrastare la cristallizzazione di sali, dall’altro di agevolare l’adesione dell’intonaco al supporto. I leganti generalmente impiegati sono di natura idraulica, e fra questi soprattutto il cemento Portland - anche se con sempre maggiore frequenza si tende ad adottare alternative come la calce - sia per la loro eccellente resistenza ai solfati, sia per la notevole resistenza meccanica che essi sono in grado di conferire all’intonaco. Come inerti vengono generalmente utilizzati materiali di natura calcarea o silicea: questi vengono spesso miscelati con inerti leggeri - ad esempio argilla espansa, perlite, sughero - che hanno la funzione di aumentare la porosità, e quindi la permeabilità al vapore dell’intonaco. All’impasto di leganti e inerti vengono infine miscelati, nella quasi totalità dei casi, additivi di varia natura che hanno la funzione di elevarne le proprietà deumidificanti e idrofobizzanti. Fra quelli più frequentemente utilizzati, particolarmente degni di nota sono gli additivi aeranti, che agevolano la formazione di microbolle d’aria nella struttura dell’intonaco; gli adesivanti, che garantiscono un migliore aggrappo dello stesso alla superficie di supporto; gli idrofobizzanti, in grado di abbattere radicalmente l’assorbimento di acqua e umidità da parte della struttura muraria. 

 L’evoluzione dei prodotti negli ultimi anni 
Se per certi versi l’evoluzione di questi prodotti ha seguito alcune direttrici generali che hanno caratterizzato lo sviluppo dei materiali da costruzione in questi ultimi anni, per altri sono individuabili linee di tendenza loro peculiari. Se infatti modalità di utilizzo e tecniche esecutive sono ancora in molti casi legate alla tradizione, non c’è dubbio che il loro tasso di innovazione sia indubitabilmente - e per certi versi forse sorprendentemente - molto elevato. 
Da un punto di vista generale, e iniziando dal versante del ciclo di produzione, è senz’altro migliorato il grado di precisione della formulazione e del confezionamento dei vari ingredienti, grazie soprattutto all’adozione di dispositivi di pesatura e dosaggio altamente sofisticati e in grado di garantire una assoluta costanza nella composizione del prodotto. Molto più variegati, da un altro lato, gli sviluppi e le evoluzioni che hanno coinvolto caratteristiche e prestazioni degli ormai numerosi formulati oggi disponibili sul mercato. In questo senso, una forte spinta sull’intero settore delle costruzioni è stata innanzitutto esercitata dal recepimento nella legislazione nazionale delle numerose normative europee in tema di materiali. Una linea di sviluppo, questa, che a propria volta si inserisce in una generale tendenza, evidenziatasi in questi anni, verso l’aumento della richiesta di mercato di malte e intonaci speciali, e in particolare di prodotti con specifiche caratteristiche tecniche e prestazionali come i prodotti biocompatibili a base calce. Sempre sotto questo punto di vista, altrettanto spiccata è la tendenza dei produttori ad inserire singoli formulati all’interno di più generali cicli di trattamento delle murature, sia volti al loro risanamento e restauro che alla realizzazione dell’ordinario strato di intonaco a finitura delle murature. 
La logica insomma, in questo come ormai in molti altri casi nel settore delle costruzioni, è quella del “sistema” o del “pacchetto” completo: soluzioni volte ad eseguire specifiche lavorazioni o risolvere altrettanto specifiche problematiche, comprendenti tutti i materiali e componenti necessari. Sempre rimanendo sul versante esecutivo, e data ormai come acquisita quella grande rivoluzione per il settore rappresentata dall’introduzione e dall’oggi diffuso utilizzo di macchine e attrezzature per l’applicazione delle malte, un fronte senza dubbio interessante e su cui i produttori hanno operato con grande attenzione è quello delle condizioni minime di posa. Un’attenzione che si è tradotta nella formulazione e messa in commercio di prodotti premiscelati e predosati utilizzabili pressoché in qualsiasi periodo dell’anno, indipendentemente dalle condizioni di temperatura, liberando almeno parzialmente l’utilizzatore da uno dei maggiori vincoli nel loro impiego. 

 Gli impieghi 
Essendo chiaro l’ambito di destinazione, a rilevare per questa famiglia di prodotti sono le accortezze di posa, quanto mai determinati ai fini della bontà del risultato. La prima delle operazioni da eseguire consiste nella rimozione del vecchio intonaco dalla muratura da trattare, fino a un’altezza che superi di almeno 50 centimetri, e in alcuni casi di almeno un metro, il punto più alto in cui sia evidente la presenza di umidità. Il muro va quindi lavato e spazzolato con cura, in modo da eliminare ogni residuo di polvere e sporcizia; ove necessario, può essere opportuno procedere ad un ulteriore lavaggio con idropulitrice ad acqua in pressione, al fine di rimuovere tracce di oli, sali, parti incoerenti o friabili, mentre eventuali cavità o fughe sconnesse devono essere ripristinate con malta di cemento e sabbia pulita. Prima dell’eventuale applicazione di un primer di sottofondo la muratura deve essere bagnata a rifiuto, al fine di evitare che durante la presa dell’intonaco si verifichino immediati fenomeni di ritiro dello stesso, con conseguenti distacchi e screpolature. 
Lo strato di fondo assolve in generale alla funzione di migliorare l’aggrappo dell’intonaco al supporto, consentendo inoltre di bloccare i sali provenienti dalla muratura rendendoli insolubili; ad esso è demandato anche il compito di formare apposite strisce guida per l’intonaco, nonché una zoccolatura di adeguata altezza avente la funzione di evitare il contatto diretto con l’acqua e l’intonaco deumidificante. In questo modo è possibile creare uno struttura microporosa, atta da un lato a distribuire uniformemente la fuoriuscita dell’umidità sotto forma di vapore, dall’altro ad arrestare eventuali sali che tendano ad affiorare in superficie prima della stagionatura dell’intonaco. Dopo tali operazioni è quindi possibile procedere all’applicazione dell’intonaco vero e proprio, le cui modalità di posa possono differire a seconda della composizione dello stesso, della natura del sistema adottato (monostrato, doppio strato, ecc.) e delle specifiche circostanze di utilizzo. Tutti i prodotti in commercio sono in ogni caso corredati di apposite schede tecniche, contenenti esaurienti e specifiche modalità d’impiego che dovranno essere seguite con estrema accuratezza al fine di ottenere i migliori risultati possibili.
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