Al via il nuovo regolamento per appalti e beni culturali

Il 27 ottobre 2017 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (al n° 252) il regolamento predisposto dal MIBACT sugli appalti pubblici relativi ai beni culturali tutelati; l'11 novembre il provvedimento sarà quindi in vigore a tutti gli effetti.
Novità per requisiti di qualificazione degli esecutori dei lavori, livelli e contenuti della progettazione e interventi d’urgenza. Il decreto n° 154 del 22 agosto 2017 del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha dettato le nuove regole per progettare ed eseguire lavori nel settore dei beni culturali. Gli appalti pubblici disciplinati pertengono a lavori su beni culturali tutelati ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42. In concreto, oltre agli scavi archeologici e subacquei, ci si riferisce al monitoraggio, alla manutenzione e al restauro di beni immobili e mobili, superfici decorate di beni architettonici e materiali storicizzati di beni immobili di interesse storico, artistico o archeologico. 
Il provvedimento sostituirà la precedente disciplina che poggiava sul dm 294/2000, sugli articoli da 239 a 248 del regolamento del codice dei contratti pubblici (dpr. 207/2010), oltre che sull'articolo 251 che disciplinava il collaudo dei lavori. Nondimeno, il decreto riproduce in buona parte le norme del 2010. 

 Dettagliamo le principali disposizioni. Sarà obbligatorio inserire gli interventi nel settore dei beni culturali nei documenti di programmazione dei lavori pubblici e realizzarli in base ai tempi e alle priorità derivanti dal criterio della conservazione programmata. 

Per la qualificazione delle imprese di costruzione viene definita una disciplina generale e una ad hoc al di sotto dei 150 mila euro. L'affidamento dei lavori dovrà avvenire, di regola, sulla base del progetto esecutivo; il decreto elenca tuttavia i casi in cui la progettazione esecutiva può essere omessa e si può quindi affidare lavori partendo dalla progettazione definitiva, casi che sono peraltro riconducibili alla necessità di integrare la progettazione durante le fasi di cantiere. 

Dal punto di vista delle procedure il decreto, nei casi di estrema urgenza, nei quali ogni ritardo sia pregiudizievole alla pubblica incolumità o alla tutela del bene, per rimuovere lo stato di pregiudizio e pericolo e fino all'importo di 300mila euro, prevede l'affidamento dei lavori in via diretta a una o più imprese scelte dalla stazione appaltante.  

Il testo elenca poi i contenuti dei livelli progettuali: progetto di fattibilità tecnica ed economica, scheda tecnica, progetto definitivo e progetto esecutivo. 
Questo punto rischia, tuttavia, di creare una sorta di impasse operativa e una confusione sui livelli di progettazione 
Infatti, questi contenuti sono sostitutivi di quelli dell'emanando decreto generale sui progetti di cui all'articolo 23, comma 3 del codice. Spetterà poi al Ministero definire, entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto, linee di indirizzo, norme tecniche e criteri ulteriori preordinati alla progettazione e alla esecuzione di lavori su beni culturali. I livelli dettati dal decreto sono però ritenuti applicabili soltanto a valle dell'emanazione del decreto ministeriale sui livelli di progettazione delle altre opere, diverse peraltro da quelli inerenti i beni culturali. 
Quindi già dall'11 novembre potrebbe insorgere qualche problema, poiché per allora il decreto generale sui livelli di progettazione non sarà verosimilmente approvato e le norme del dpr 207/2010 non saranno applicabili in base all'articolo 216 comma 9 del codice. 
Quale disciplina sarà applicabile?
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