Atecap, prduzione in calo, innovazione e ricerca per il rilancio

I numeri del mercato sono ancora in calo: la stima della produzione di calcestruzzo preconfezionato per il 2019 è di 26,84 milioni di metri cubi, pari al -3% rispetto ai 27,67 milioni del 2018.
i è tenuta giovedì 9 maggio a Roma l'assemblea annuale dei soci di Atecap (Associazione tecnica economica del calcestruzzo preconfezionato), con l'obiettivo di discutere del presente e del futuro del calcestruzzo in Italia. Atecap è parte di Federbeton, l'associazione di riferimento di un settore che conta in Italia più di mille imprese e quasi 13.000 addetti. I numeri del mercato sono ancora in calo: la stima della produzione di calcestruzzo preconfezionato per il 2019 è di 26,84 milioni di metri cubi, pari al -3% rispetto ai 27,67 milioni del 2018.

Tecnologie e digitalizzazione delle costruzioni sono stati al centro degli approfondimenti dell'assemblea: «L'industria del cemento e del calcestruzzo investe da sempre in innovazione e ricerca, per poter offrire materiali sempre al passo con le esigenze di un'edilizia sicura, durevole e sostenibile e capaci di performance inedite, come la capacità di drenanti, luminescenti, autoriparanti e molto altro – ha affermato Roberto Callieri, presidente di Federbeton –. Il patrimonio infrastrutturale del nostro Paese ha bisogno di attenzione e investimenti. Noi continuiamo a fare la nostra parte, nella convinzione che infrastrutture efficienti, moderne e sicure siano un presupposto necessario per lo sviluppo economico e sociale di una nazione».

Per il presidente di Federbeton, la ricostruzione del ponte di Genova è stato un momento di mancata crescita del comparto: «Non ci siamo fatti trovare pronti - ha affermato - e sono stati preferiti altri materiali al calcestruzzo. Uno dei nostri obiettivi è quello di far capire che sono disponibili materiali sempre più efficienti e versatili per le costruzioni». Sulla stessa linea è il presidente di Atecap, Andrea Bolondi: «Il calcestruzzo - ha dichiarato - è un materiale utile per la vita delle persone e ha ancora moltissimo da offrire all'industria dell'edilizia. Un'industria che, però, sta drammaticamente soffrendo. Peso della burocrazia, crisi di efficienza della spesa, difficoltà delle grandi imprese di costruzione, cambi di programma, blocco dei cantieri in corso e mancata programmazione di interventi di manutenzione o di sostituzione edilizia. Purtroppo il risultato è una condizione generalizzata di incuria e abbandono in cui versano città, infrastrutture, scuole, edifici e spazi verdi del Paese».

Le principali cause della crisi vanno ricercate nelle difficoltà del comparto delle costruzioni in un contesto in cui vi sono oltre 30 miliardi di euro bloccati per cantieri fermi o mai partiti. Questo scenario si traduce in posti di lavoro a rischio, incremento del gap infrastrutturale e riduzione complessiva della capacità del nostro Paese di attrarre investimenti ed essere competitivo.
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