La cultura rigenera le periferie

L’8 giugno il Ministro del MIBACT Franceschini ha organizzato il convegno “Futuro periferie. La cultura rigenera” all'ex Cerimant di Roma. Presente il Premier Gentiloni.
La cultura come faro
«Siamo all’inizio di una grande sfida: questo secolo deve essere quello dei grandi investimenti sulle periferie», ha commentato Dario Franceschini, Ministro dei Beni culturali. Gli investimenti, tuttavia, non devono essere solo di tipo edilizio: la via maestra deve essere anzi la propulsione della cultura, soprattutto in spazi pubblici, di cui oggi le periferie sono prive.

L’idea è condivisa ormai da tempo; nell’agosto del 2014 lo stesso ministero MIBACT è stato riformato con la creazione di una nuova direzione generale “all’arte, all’architettura contemporanea e alle periferie. A capo di tale direzione c’è Federica Galloni, la quale spiega esaustivamente le linee guida ministeriali. «Gli spazi di aggregazione – sottolinea Galloni – sono quei luoghi pubblici che devono essere vissuti, devono avere un progetto anche culturale, di integrazione, perché sono quelli gli spazi dove, anche tra comunità differenti, può avvenire l’integrazione e la coesione sociale. È inutile pensare di continuare a pensare di vivere queste periferie come luoghi monofunzionali come luoghi dormitorio dove mancano i servizi e dove non ci sono le urbanizzazione primarie”. E conclude: «Dobbiamo innanzitutto restituire a questi luoghi un senso di identità».

Ricorda Gentiloni che «il treno della cultura è fondamentale per ridisegnare gli assetti urbani, tanto più in una realtà come la nostra, dove le città sono il biglietto da visita del Paese». Il ritorno atteso non è solo sociale, ma anche economico, considerando che l’82% del Pil mondiale è prodotto dalle grandi aree metropolitane. «Dal buon governo delle nostre città e dalla loro qualità urbana si gioca molto del futuro competitivo del Paese» ha chiosato Gentiloni.

I fondi e i progetti
Il 29 maggio 2017, il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha firmato il dpcm che ripartisce fino al 2032 la dotazione del Fondo Investimenti. Nei prossimi 15 anni, per il risanamento delle periferie lo stanziamento pubblico complessivo sarà di 2,1 miliardi di euro, sui 47 mld di tutti i comparti. I miliardi per il recupero delle periferie salgono a 4, calcolando altri 2 miliardi di provenienza privata (imprese, fondi immobiliari, e fondazioni bancarie). Il piano è già nella fase attuativa: sono stati già approvati 120 progetti di riqualificazione, per altrettante città e per circa 30 di questi è stata già sottoscritta la convenzione con i sindaci.

Come accennato, oltre al versante socioculturale, le periferie lamentano un’altra urgenza, vale a dire la messa in sicurezza del patrimonio abitativo. A questo punta il progetto “Casa Italia” che prevede dieci cantieri pilota, alcuni dei quali partiranno a breve.

Un intervento concreto: l’area “Cerimant”
La scelta della sede del convegno del MIBACT è significativa. L’ex caserma militare “Cerimant” di Via Prenestina, estesa su oltre 300mila m2, dal 7 giugno è passata dalla Difesa ai Beni culturali. Ora la sua riqualificazione sarà coordinata dalla Direzione generale alle periferie. Lavorando per lotti, l’area sarà trasformata in un polo multifunzione. I fondi stanziati ammontano a 40 milioni di euro e provengono dalla dote finanziaria di un miliardo di euro che una delibera Cipe dello scorso anno ha assegnato alla cultura. I primi 7 milioni saranno impiegati per liberare l’area ancora occupata dai mezzi militari.

Il progetto si ispira all’idea parigina dello spazio Centquatre (al civico 104 di rue des Aubervilliers) costruito sulle ceneri dell’ex obitorio di Parigi e che rappresenta quanto di più avanzato si possa concepire in termini di politica sociale e culturale.
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