Chiesa di Sant'Andrea e Agata - Sant'Agata Bolognese (BO)

Anni di degrado e restauri insoddisfacenti, poi nel 2012, il terremoto che ha gravemente scosso l’intero territorio e aggravato la situazione. La storia della Chiesa di Sant’Andrea e Agata è una storia di cadute e rinascite, di crolli e resurrezioni. Oggi un attento intervento di riqualificazione la restituisce alla comunità in piena efficienza, anche grazie all’impiego delle soluzioni per la copertura di AERtetto.
La Chiesa Parrocchiale di Sant’Andrea e Agata risale al 1600 e neanche gli interventi più recenti hanno impedito all’edificio di presentare un degrado molto forte e la necessità di portare avanti un progetto integrato di recupero. Sul completamento della copertura si è quindi lavorato molto e la competenza di AERtetto è stata fondamentale nel supportare progettisti ed impresa in questa fase molto delicata. 
Della chiesa di Sant’Andrea e Agata si hanno in realtà le prime notizie già alla metà del ‘500, ma la sua conformazione attuale risale al 1629. Durante il corso dei secoli sono stati numerosi i rimaneggiamenti più o meno significativi che hanno interessato il fabbricato. L'ultimo intervento dei quali ha previsto il recupero della copertura. In particolare sono stati studiati speciali sistemi di aggancio e di ferma coppo, proprio tenendo conto della tipologia di copertura e della sua pendenza.  
Massima attenzione è stata rivolta al recupero della struttura, come ci spiega l’Ing. Marino: “Si tratta di una struttura lignea realizzata con capriate alla Palladiana composte con due catene e tre monaci, travi secondarie disposte in corrispondenza degli appoggi (dormienti) e dei monaci e travetti disposti parallelamente alle capriate”. 
Prosegue l’Arch. Naldi: “La struttura primaria portante, datata 1935, non era in condizioni così pessime. Certo alcune capriate non erano in perfette condizioni e sono state per questo sostituite, altre sono state conservate e recuperate, di altre ancora sono state sostituite/integrate solo alcune parti. Le capriate sostituite integralmente non sono state molte. Per quanto riguarda la struttura secondaria, la copertura presentava l’impiego in origine di travetti lignei di sezione molto ridotta, che già nell’intervento precedente erano stati rinforzati con supporti lignei puntuali. Una composizione che abbiamo ritenuto soddisfacente. Al di sopra della struttura secondaria erano presenti tavelle, alcune spezzate, in laterizio ed una guaina impermeabilizzante in pessimo stato e bucata in molte sue parti e, per questo, priva di funzionalità”. 
L’Ing. Marino completa la descrizione dell’intervento sulla copertura: “Dopo aver ripristinato la struttura portante abbiamo realizzato un doppio tavolato ligneo incrociato, sul quale abbiamo steso una doppia guaina bituminosa impermeabilizzante. Eravamo quindi pronti per posare il manto di copertura per il quale abbiamo deciso di recuperare, laddove possibile, i coppi esistenti integrandoli con elementi di recupero, in caso di eccessivi danneggiamenti del coppo. Un giusto mix che ci ha permesso di soddisfare allo stesso tempo le esigenze prestazionali della copertura ed il suo aspetto estetico”.

Semplice e performante: il sistema AERcoppo
Dal punto di vista operativo, proprio in fase di cantiere, il sistema AERcoppo ha mostrato ancora una volta le proprie caratteristiche vincenti, che ne hanno determinato il successo in molti interventi di diversa tipologia ed in particolare nel caso di progetti di riqualificazione di coperture complesse di edifici storici. Le particolari caratteristiche della copertura, pendenza della falda e tipologia della struttura portante, imponevano la scelta di soluzioni con caratteristiche specifiche, capaci di risolvere certe criticità ed allo stesso tempo di garantire un lavoro veloce e sicuro. 
“Il sistema AERcoppo ci è sembrato fin da subito una tecnologia leggera, pulita e facile da posare – afferma l’Ing. Marino - Proprio la leggerezza è stata senza dubbio una delle caratteristiche che hanno indirizzato la nostra scelta. Da un lato per la certezza di non gravare in modo troppo invadente sulla struttura, dall’altro per la possibilità di limitare i carichi in quota e semplificare le operazioni di cantiere, su una falda molto pendente. Ero abbastanza convinto di questa soluzione ed il confronto con i tecnici dell’azienda hanno sciolto gli ultimi dubbi, relativi alla tenuta degli elementi plastici ed alla disposizione degli allineamenti”. 
“Si è infine proceduto al ripristino del manto – conclude l’Arch. Naldi – riutilizzando in parte i coppi esistenti recuperati ed in parte integrandoli con elementi di recupero. Per garantire gli allineamenti corretti, tutti gli elementi sono stati riportati alla medesima dimensione, grazie ad un lavoro puntuale e preciso dell’impresa Costruzioni Orizzonte e a conclusione del lavoro, possiamo dire che la soluzione ci sembra possa rispettare in pieno gli obiettivi dell’intervento. Tutte le parti sono soddisfate del lavoro svolto, occorre solo aspettare che il tempo possa validare le nostre scelte”.
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