Torrione medievale - Montefano (MC)

Il Torrione di Montefano, sorge all’interno del centro storico del Comune di Montefano, paese collinare di circa 3.000 abitanti, situato tra le valli dei torrenti Monocchia e Fiumicello, tra Ancona e Macerata lungo la strada “Settempedana”.
Incerte sono le fonti che permettono di risalire alla storia del paese, ma è opinione diffusa fra gli storici che sia Montefano che Filottrano abbiano avuto origine dalla distruzione, da parte dei Goti, della colonia romana Veragra, abitata dai piceni, come testimoniato dai reperti conservati nel Museo Nazionale di Ancona. Montefano è storicamente legata alla città di Osimo dalla quale a più riprese e per lunghi periodi dipende, tanto che è lo stesso Comune di Osimo che fortifica l’abitato, provvedendo anche alla costruzione del Torrione. 
La storia del Torrione si intreccia strettamente con quella di Montefano anche perché l’attuale costruzione venne eretta sui ruderi di una precedente fortificazione gravemente danneggiata nel 1434 da Francesco Sforza. L’antica torre, probabilmente duecentesca, sostituita dall’attuale Torrione, ha le sue origini coincidenti con quelle del comune e delle sue primissime fortificazioni. Nell’anno 1450 il Comune di Osimo si impegnò a ricostruire la rocca, ormai fatiscente per i numerosi saccheggi. Venne incaricato “Giovanni Venanzio detto Barese, da Caldarola” il quale percepì un compenso di 3 fiorini per ogni canna di lunghezza, 12 salme di vino e 12 di grano. Nell’ Archivio comunale di Osimo esiste attualmente un resoconto della spesa complessiva sostenuta per la costruzione del Torrione che fu di 1259 fiorini. Questa somma è ricavata da varie voci e precisamente 852 fiorini per la rocca, secondo la misurazione corrispondente a 284 canne, 210 fiorini per il muro della lunghezza di 168 canne, 39 fiorini e 35 bolognini per la scarpa della rocca della misura di 44 canne e 13 piedi, 157 fiorini e 10 bolognini per il maschio, che era di 37 canne. Il termine turris viene utilizzato dalle fonti documentarie per indicare tanto la torre di cortina o il piccolo fortilizio. 
L’edifico in oggetto può essere classificato come Rocca (o comunemente Torrione) indicando con questo termine un edificio semplice e serrato, costituito da un blocco murario compatto contraddistinto da un rapporto con l’abitato che è contemporaneamente di isolamento e di integrazione. Esso infatti ha in analogia con la tradizione base scarpata e apparato aggettante costituito da merli, beccatelli e caditoie esteso a tutto il perimetro difensivo. Non trascurabile è il fatto che nella progettazione di una rocca, dopo l’introduzione delle armi da fuoco, l’obiettivo principale era ottenere la migliore profilatura balistica possibile, per cui venivano attuate soluzioni tali da sfruttare, oltre alla resistenza propria offerta dai materiali da costruzione, anche la forma stessa dell’edificio. 
Presso l’ Archivio di Stato di Macerata si trova un inventario del 15 dicembre 1552 relativo alle munizioni della rocca stessa, dove risultavano presenti: 16 archibugi grossi da muraglia; 12 schioppi; 15 archibugi; 3 moschetti; 3 ferri atti a tenere cavalletti per archibugi grossi; 3 corazzine, due bianche e una nera; 12 fiasche per polvere archibugi; un moschetto con la coda di ferro; 2 cavalletti con i suoi ferretti per tenere gli archibugi; una canestra con un po’ di carbone; 2 casse, in una c’ è polvere d’ archibugi e nell’altra salnitro ed una scatola di solfo. In un altro inventario del 1558 troviamo inoltre: una celata antica; 40 verrettoni (munizioni per balestra) e una leva da balestra; 8 picche; una spingarda grossa nel legno; una spingarda mezzana nel legno; una spingarda falconiera, cioè un piccolo pezzo di artiglieria che lanciava palle di ferro di 4 libbre; 8 picche nuove. Una caratteristica fondamentale dell’edificio e che ne caratterizza l’appartenenza all’architettura militare è il merlo. Nel complesso delle opere secondarie di difesa il merlo riveste un ruolo particolare perché, nato da concrete esigenze legate alle strategie di guerra, acquista gradualmente autonomia fino a perdere del tutto il ruolo originario e a divenire elemento decorativo rappresentativo della “fazione” di appartenenza dell’edificio che corona. 
La sua origine può essere fatta risalire ai bassi pinnacoli di legno che coronavano gli aggeri, i terrapieni romani, ma l’idea di un parapetto più o meno alternato a spazi vuoti dietro al quale, a seconda delle necessità, ripararsi ed offendere può considerarsi un’idea universale. In età romana questo particolare riparo risulta largo a sufficienza per difendere un uomo, ma nel corso dei secoli viene progressivamente allargato ed attraversato da strette aperture, le arciere (presenti nei merli esterni del Torrione), per il tiro delle balestre a mano. Nel XV secolo l’introduzione delle artiglierie rende ormai inutile la sua funzione, conserva invece il suo carattere ornamentale e distintivo della fazione che lo ha edificato. I merli della torre sono completamente aggettanti e poggiano su beccatelli intervallati da caditoie, nota anche con il termine piombatoia, indica una botola, per mezzo della quale è possibile rovesciare sul nemico sottostante ogni tipo di proiettile o di oggetto contundente, le quali venivano sfruttate come postazione difensiva contro gli assalti alla torre. 
L’uso di questo espediente difensivo, in Italia, risale alla metà del XIV secolo. Dal XVIII secolo vengono meno le necessità difensive e la struttura inizia ad essere colonizzata: al piano terra si insedia una macelleria, tuttora presente, al piano seminterrato un frantoio ed all’ultimo livello un abitazione. L’architettura subisce inevitabili modificazioni piegandosi ad i nuovi utilizzi: al di sopra delle merlature viene posta una copertura, le mura a sacco al seminterrato sono in parte svuotate, sulla scarpa compaiono finestre e porte. Dopo la demolizione, nei primi anni del ‘900, della porta di Ponente al corpo della torre viene annessa una casa decorata in stile eclettico; contemporaneamente gli spazi fra le merlature sono intasati con muratura, buona parte delle “code di rondine” viene demolita. Durante questi lavori l’allora “Soprintendenza all’arte medievale e moderna per le Marche e la Dalmazia” intimò il ripristino della merlatura, di cui si conserva ancora copia della nota in originale. 
Oggi la torre è residenza privata. 

Processo Applicativo 
I lavori di restauro sono stati impostati avendo presente che la modificazione ed il continuo mutamento sono il destino di ogni architettura; si sono quindi lasciate testimonianza delle stratificazioni storiche (differenze fra parte quattrocentesca e precedente, traccia della porta di Ponente, ecc.) adottando diversi accorgimento progettuali. Allo stesso tempo si è voluto rendere esplicito il riferimento alla torre-casa evidenziando la sovrapposizione avvenuta nel tempo; in accordo con la Soprintendenza delle Marche, si sono inserite le finestre all’interno della merlatura conformandole in modo da non avere i montanti a vista, si è smontata sia la copertura (fatiscente) che la muratura sommitale in luogo della quale è stata realizzata una nuova muratura in laterizio. La scarpa del torrione è stata liberata da una scala esterna in cemento che è stata sostituita con una in ferro e laterizio. Particolare attenzione si è posta nella scelta dei materiali sia per il recupero dei prospetti faccia a vista sia delle coloriture della casa accorpata ricostruendo i colori originali. Per l’intervento sono stati utilizzati prodotti a base di Calce Idraulica Naturale di Wasselonne NHL 2. 
La sigillatura dei giunti fra i laterizi è stata eseguita sostituendo e consolidando, dove mancante, inconsistente o degradata, l’esistente malta di allettamento con la Malta Antica. Le proprietà chimico fisiche del prodotto e la colorazione beige nocciola hanno riportato il Torrione alla sua forma originale. Gli interventi di risanamento superficiale sono stati preceduti in alcune parti da smontaggio e ricostruzione e da interventi a “cuci e scuci”, fino alla meticolosa stilatura dei giunti. La casa accorpata è stata restaurata con particolare attenzione all’intonaco, ai fregi ed alle inferriate presenti alle finestre. Il corpo di intonaco esistente, dopo un’accurata pulizia e sistemazione delle parti degradate, è stato uniformato con la stesura di Arenino Vk2, tonachino di finitura minerale a base di calce. Tale prodotto, per le sue caratteristiche naturali e l’ottima permeabilità al vapore, ha conferito alla facciata un aspetto cromatico nuvolato tipico delle originali tecniche utilizzate nel passato, ottenuto grazie l’ausilio di frattazzi a grana fine.
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