Edilizia scolastica: con la VMC il rischio contagi scende dell’80% nelle aule

Secondo i dati di Regione Marche, prima regione ad aver investito in questa tecnologia nelle scuole, gli impianti di ventilazione abbattono i contagio da Covid-19 di oltre l’80%.
Lo certifica uno studio condotto dalla Fondazione David Hume in collaborazione con la Regione Marche i cui risultati sono stati presentati dal professor Luca Ricolfi, presidente della Fondazione Hume e docente di Analisi dei dati all'Università di Torino e dal professor Giorgio Buonanno, docente di Fisica Tecnica Ambientale all'Università di Cassino e alla Queensland University, nel corso di una conferenza stampa con il Presidente Francesco Acquaroli e la Giunta regionale.

Il progetto
Le Marche sono la prima e l’unica Regione italiana ad aver investito in questa tecnologia di riduzione degli elementi inquinanti nell’aria per garantire lo svolgimento dell’anno scolastico il più possibile in presenza. Nel febbraio 2021 la Regione ha finanziato un bando per l’acquisto e l’installazione degli impianti Vmc nelle aule scolastiche, investendo, in un solo anno, 9 milioni di euro. Risorse stanziate a favore di Comuni e Province (proprietari delle Scuole nel proprio territorio), in tre tranche: la prima da 2 milioni di euro nel febbraio 2021, la seconda da 4 milioni di euro a luglio 2021 che è in corso di erogazione e altri 3 milioni di euro a carico del bilancio 2022). Le domande pervenute sono state 187, per un totale di 3.027 aule distribuite in 323 scuole marchigiane di ogni ordine e grado che verranno gradualmente dotate di questi impianti. La sicurezza e la qualità degli ambienti scolastici sono state tra la priorità della Regione Marche nelle delicate fasi della gestione della pandemia da Covid-19. Oltre agli impianti Vcm, ha destinato altri 3 milioni di euro per l’acquisto di dispositivi di sanificazione dell’aria.

“Le Marche hanno voluto essere apripista – così l’assessore all’edilizia scolastica, Francesco Baldelli – rispetto a chi proponeva banchi a rotelle. Invece, con la Vcm, era possibile contenere meglio il Covid e soprattutto evitare un uso eccessivo della didattica distanza che tanti danni ha causato all'educazione dei nostri ragazzi anche sotto il profilo psicologico. I dati dello studio presentato ci confortano sulla scelta della nostra regione. Noi andremo a coprire circa il 20% degli studenti delle classi marchigiane con i finanziamenti stabiliti dall'assessorato alle infrastrutture e l'edilizia scolastica della Giunta regionale, ma chiediamo al governo un investimento in campo nazionale di circa 2 miliardi, l'un per cento del Piano Nazionale di ripresa e resilienza, per dare sicurezza agli ambienti dove vive la maggior parte del loro tempo gli studenti marchigiani e gli operatori scolastici. La scuola ha bisogno di risposte certe perché forma la classe dirigente del domani”.

Lo studio
L’indagine, svolta dal 13 settembre 2021 al 31 gennaio 2022, ha coinvolto 10.441 classi marchigiane, di cui 10.125 senza impianto e 316 con impianto VMC (al momento di inizio dello studio erano 500 le classi con impianti VCM installati).

“Lo studio ha evidenziato che l’impatto della Vcm – ha affermato il professor Luca Ricolfi – nell’abbattere la carica virale nell’aria, è molto forte e statisticamente significativo, oltre che generalizzato, cioè rilevabile in ogni sotto campione annualizzato (come la base provinciale delle scuole, ordine di scuola e composizione della classe). Ma il risultato più significativo registrato è quello dell’impatto della Vcm: maggiore è il ricambio dei volumi dell’all’aria, maggiori sono i risultati della riduzione della contaminazione. Quindi non basta mettere un apparecchio Vcm ma occorre collocarne un numero di portata massima adeguata. Si è visto poi che le classi più numerose hanno un rischio individuale sensibilmente più alto del 30-40% di contaminazione rispetto a quelle piccole. Il fattore di abbattimento assicurato dalla Vcm è paragonabile a quello del vaccino: molto efficace e insostituibile come protezione dalla malattia, ma meno dal punto di vista della trasmissione. In sostanza la VCM, ben fatta, ha una capacità di contenimento della circolazione del virus doppia rispetto al vaccino”.

“Quella portata avanti dalla Regione Marche è un’iniziativa virtuosa a livello nazionale – così il professor Giorgio Buonanno – La Vcm è l’unico modo ingegneristico per ridurre il rischio di contaminazione al chiuso. L’errore commesso nella gestione della pandemia è stata quella di considerare la trasmissione del virus solo legata alla diffusione tramite droplet che non sono altro che grosse particelle che cadono in prossimità delle persone infette, contrastata con distanziamento e lavaggio delle mani. Misure che da sole non funzionano perché esiste un terzo meccanismo, ben più importante, che è quello dell’aerosol (goccioline piccole invisibili). Negli ambienti chiusi è quindi essenziale affidarsi alla ventilazione controllata che assicura risultati migliori”.

Dunque la VMC, specie se adeguatamente dimensionata (6 o più ricambi-ora), ha una capacità di abbattere il rischio di infezione da Sars-CoV-2 di oltre l’80%. Utilizzandola nelle scuole, si potrebbe ridurre il tasso di Incidenza da 250 su 100.000 (soglia di rischio individuata dal Ministero) a un tasso di 50 su 100.000 con l’abbattimento di massimo di efficacia.

“Vorrei fare una considerazione e un ringraziamento – le parole del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli – Innanzitutto, voglio sottolineare la volontà di questa Giunta a proseguire nel percorso intrapreso e che ha portato a credere nella VMC. Continueremo a lavorare sull’efficientamento delle aule, approfondiremo il tema, faremo investimenti in tal senso, sulla base delle risorse che si renderanno disponibili, perché crediamo che la salubrità dell’aria e la qualità degli ambienti in cui vivono i nostri ragazzi siano fondamentali per contrastare non soltanto il Covid ma anche le altre patologie respiratorie. Inoltre, voglio ringraziare i nostri tecnici, i nostri esperti sanitari, le nostre strutture che hanno dato un contributo determinante in questi mesi così difficili e che hanno reso possibile questo studio, insieme con il professor Buonanno e Luca Ricolfi che hanno collaborato a questo lavoro in tempi in cui ancora nessuno credeva a questo metodo”.
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