Dalle Associazioni di categoria una proposta per l’Italia

Le Associazioni di categoria della filiera edilizia hanno indirizzato una lettera al Presidente Conte e ai Ministri competenti, per chiedere un piano economico per il rilancio dell’Italia. La proposta prevede di puntare sull’innovazione e sulla green economy; gli strumenti esistono già, si tratta di potenziare bonus, in particolare l’Ecobonus, e il PNIEC. Di seguito pubblichiamo il testo del documento.
Il Covid-19 e le misure di contenimento dell’emergenza hanno assestato un duro colpo all'economia italiana, europea e globale. Dopo aver affrontato e risolto la crisi sanitaria, Governo e Parlamento sono chiamati ad elaborare un pacchetto di misure sociali ed economiche per rilanciare l'economia, salvaguardare posti di lavoro esistenti e creare nuove opportunità occupazionali per chi il lavoro, purtroppo, lo ha perso.

In questo contesto, auspichiamo che Governo e Parlamento decidano di stimolare il complesso sistema produttivo di imprese, attori sociali, centri di ricerca e università, organizzazioni della società civile e cittadini che hanno le energie per fare della lotta urgente al cambiamento climatico il motore di una ricostruzione economica sostenibile, resiliente ed inclusiva. Siamo infatti profondamente convinti che una ricostruzione economica basata sui principi fondamentali dell’efficienza energetica, dell’approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili, della circolarità, della responsabilità ambientale e dell’inclusione sociale sia volano di crescita e creazione di posti di lavoro in settori chiave della nostra economia, come ad esempio, il settore delle costruzioni. Il settore delle costruzioni è un potente volano di investimenti, pubblici e privati, e di occupazione ed in questi giorni è oggetto di numerosi suggerimenti di misure di stimolo economico “green”. Con la presente, intendiamo ribadire il valore strategico del settore delle costruzioni e l’opportunità rappresentata dalla riqualificazione del patrimonio edilizio volta a migliorarne l’efficienza energetica e accelerarne l’approvvigionamento da fonti rinnovabili. Così facendo saremo in grado di innescare un circolo virtuoso in cui ad occupazione e crescita economica si collegano comfort abitativo, sicurezza, risparmi in bolletta, incremento del valore delle proprietà immobiliari e benefici ambientali (in termini di riduzione di emissioni e miglioramento della qualità dell’aria per le nostre città). Il Sistema Paese non parte da zero: negli ultimi anni gli interventi di efficienza energetica sono aumentati ma sono ancora molto limitati (in quantità e qualità). Fortunatamente, alcuni strumenti per ottenere tutto ciò esistono già e possono generare effetti immediati, come ad esempio l’Ecobonus. Altri strumenti sono in fase di recepimento come ad esempio la Direttiva 2018/844/UE che se correttamente trasposta nell’ordinamento normativo italiano, può esercitare i propri effetti in tempi brevi.

Per quanto riguarda l’Ecobonus, riteniamo che sia utile rinforzarlo, in un’ottica di stimolo alla ripresa economica attraverso i seguenti interventi:

1. Stabilizzazione degli incentivi almeno fino al 2025 
Investitori, imprese di costruzione, produttori di tecnologie, centri di formazione, scuole e università, comuni, autorità locali e cittadini beneficiari degli interventi, devono poter programmare il futuro e gli investimenti

2. Premialità per le opere con la miglior combinazione tra efficacia ed efficienza 
La qualità degli interventi deve essere premiata perché essa è direttamente proporzionale alle ricadute positive in termini sociali, economici ed ambientali.

3. Coordinamento, informazione e formazione 
Per stimolare gli interventi occorre facilitare il coordinamento tra tutti i soggetti istituzionali coinvolti e creare delle sinergie con il sistema produttivo. A quest’ultimo, inoltre, bisogna destinare risorse sufficienti per attivare campagne di sensibilizzazione ed informazione, corsi di specializzazione e formazione delle maestranze in modo tale da riuscire a rispondere ai bisogni di un settore che ha le potenzialità di crescere molto rapidamente.

4. Copertura del 100% degli interventi per le famiglie 
Per allargare il bacino dei soggetti interessati è necessario quanto meno aumentare, per interventi di riqualificazione profonda, la quota percentuale di incentivazione fiscale allineandola al valore previsto per l’attuale Bonus Facciate (90%). In alternativa, si può pensare di istituire un fondo per l’accesso al credito a tassi vantaggiosi delle famiglie per le ristrutturazioni energetiche che preveda innanzitutto il coinvolgimento della Cassa Depositi e Prestiti e del sistema bancario, sul quale fare convergere i fondi statali ed europei mobilitati nell’ambito dello European Green Deal. Questo fondo concorrerà a favorire la copertura del 100% delle spese delle famiglie per la parte non coperta dagli incentivi. Ancora più importante è la riformulazione del sistema del credito d’imposta affinché crei vantaggi per l’intera filiera. Ad esempio, ai contribuenti, anche se non appartenenti alla categoria degli incapienti, dovrebbe essere consentito l’accesso allo strumento della cessione del credito, maturato attraverso Ecobonus o Sismabonus, agli istituti bancari. In tal senso si richiede che i crediti fiscali maturati siano considerati fuori dal debito nazionale e rientrino nelle deroghe al patto di stabilità in quanto investimenti verdi.

5. Semplificazione degli interventi di riqualificazione energetica dei condomini 
Al fine di favorire il maggior numero di interventi bisogna semplificare e accelerare l’apertura dei cantieri eliminando o fortemente riducendo i tributi, canoni e contributi dovuti per l’attività di costruzione o l’occupazione del suolo pubblico.

Per quanto riguarda il recepimento della Direttiva 2018/844/UE, la novità più importante è l’obbligo di attivare una strategia di ristrutturazione a lungo termine per de-carbonizzare il parco immobiliare entro il 2050. Per fare ciò è necessario aumentare di circa 10 volte l’attuale tasso di ristrutturazione degli edifici (attualmente pari allo 0,26%, come riporta il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima). Attraverso il recepimento della Direttiva, l’Italia ha pertanto l’occasione di determinare numerose e durature ricadute positive in termini industriali, occupazionali ed ambientali. Perché ciò avvenga è però necessario che il Governo e il Parlamento abbiano la visione di attivare:

1. Un’ambiziosa strategia di ristrutturazione a lungo termine 
E’ necessario che la strategia punti in maniera chiara alla trasformazione degli edifici esistenti in un parco immobiliare altamente efficientato, approvvigionato da fonti rinnovabili e flessibile ovvero in grado di integrarsi, grazie a tecnologie smart, con altri settori industriali ed economici, come quello della mobilità elettrica, e con un nuovo sistema energetico decentralizzato.

2. Strumenti di consulenza accessibili e trasparenti, come gli sportelli unici per l’efficienza energetica (one-stop-shop) 
E’ essenziale che informazioni corrette su come realizzare tecnicamente la transizione energetica e la decarbonizzazione degli edifici siano disponibili a tutti gli attori coinvolti. L’istituzione di sportelli unici (one-stop-shop) è la risposta alla difficoltà oggettiva di perseguire la strada della formazione estesa e puntuale dei funzionari pubblici, soprattutto negli enti medio-piccoli. Gli sportelli unici risponderebbero anche alla necessità di coordinamento, di cui sopra, di tutti gli attori coinvolti nel meccanismo dell’Ecobonus.

3. Un efficace Building Renovation Passport 
Sono necessari nuovi strumenti tecnici che superino i limiti degli attestati di prestazione energetica, allo scopo di fornire una tabella di marcia per la ristrutturazione di ogni singolo edificio.

4. Revisione delle prassi amministrative
L’evoluzione della legislazione dell’efficienza energetica degli edifici (in termini sia di obblighi, sia di incentivi) non si integra efficacemente con la legislazione edilizia ed urbanistica vigente. E’ necessario rivedere l’integrazione tra le due perché altrimenti, quello che in origine è stato concepito come un ausilio, si trasformerà in un intralcio.

Per uscire dalla crisi, puntiamo su innovazione e crescita sostenibile; attraverso il miglioramento di strumenti esistenti (Ecobonus) e la rapida attuazione degli strumenti futuri (Direttiva 2018/844/UE - EPBD) abbiamo la possibilità di aprire in tempi brevi migliaia di cantieri “verdi” nelle nostre città.
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