Evoluzione e nuove sfide per il settore della distribuzione edile

Il 15 luglio si è svolto, presso il Green Pea di Torino, il convegno nazionale annuale di Sercomated, il centro servizi per le imprese della distribuzione edile.
Edoardo Sabbadin ha fatto il punto della situazione dell’edilizia illustrando alcuni dati significativi di Ance, su elaborazione dei dati Istat, che hanno rivelato un grande ottimismo per il futuro: «Le previsioni del PIL del prossimo anno sono del + 5%, un incremento significativo e gli investimenti in costruzione nel primo trimestre 2021 segnano un + 17% con previsione per il 2021 di quasi + 9%. Sono dati veramente significativi per il settore delle costruzioni, addirittura il primo trimestre da gennaio ad aprile 2021 ha segnato un +46,6%». Dati positivi che sono anche empiricamente tangibili nelle città italiane, dove i cantieri si sono moltiplicati negli ultimi mesi segnali di una riqualificazione e di un fenomeno di gentrificazione che sta accelerando grazie soprattutto alla spinta degli incentivi e del Superbonus.

Anche le dinamiche della distribuzione edile sono in una fase di profondo cambiamento e si sta delineando uno scenario dove il piccolo, da solo, è destinato a cessare la sua attività.
«Seguendo l'evoluzione storica del magazzino edile – ha osservato Mario Verduci, segretario generale Federcomated e amministratore delegato Sercomated - abbiamo sottolineato negli anni che “piccolo non è sempre più bello” e che forse “grande è ancora più bello”. La filiera è articolata ma dà forti stimoli dal punto di vista della gestione d’impresa, considerando la complessità del settore che conta addirittura 21 categorie merceologie diverse tra loro dal punto di vista tecnologico che convivono nella stessa offerta commerciale, che a sua volta si interfaccia con una serie di competenze che finora non siamo riusciti a fondere assieme e a presentare come un unico referente immediato per garantire anche all'utente finale un solo interlocutore e non una pletora di interlocutori. La dimensione aziendale è stata una criticità storica del nostro settore oggi è da intendersi in senso lato e superando il perimetro dei limiti quantitativi. Le imprese retail si suddividono in indipendenti (circa 6.500) in multipoint (30 con più 3 punti vendita) e aggregazioni di impresa (1.500 distribuiti in 40 consorzi) quindi, mediamente, 37 associati per ogni consorzio con fatturato medio per punto vendita di 2.280 milioni di euro mentre quello nazionale corrisponde euro 2.125 milioni».
In una fotografia del passato e in un’istantanea del presente è possibile osservare l'evoluzione del mercato dalla quantità alla qualità: «Elementi di criticità che la distribuzione edile in Italia ha affrontato nel passato sono stati la sottocapitalizzazione con scarsa attrattività per gli investitori con un nanismo di impresa che ci ha penalizzato nella globalità; le limitate competenze tecnologiche da parte delle strutture distributive e i rapporti non trasparenti con il bypass del produttore nei confronti del distributore in quasi il 50% delle transazioni – prosegue Mario Verduci –. La linea di demarcazione per il settore è stata il 2008 con la crisi dei subprime e lo sconvolgimento mondiale del settore immobiliare. Si sono venute così ad affermare le forme di aggregazione di imprese e sono nati i primi gruppi di acquisto; concluso il lungo ciclo delle costruzioni si è affermato il mercato della ristrutturazione che ha acquisito un peso rilevante nell'economia complessiva di circa 150/160 miliardi di euro e il 73% dei cantieri, e questo cambiamento epocale ha rovesciato completamente i paradigmi che fino ad allora avevano stabilito i rapporti e le relazioni tra le varie componenti del settore.

Luca Berardo, presidente di Sercomated, ha aggiunto: «Come filiera dobbiamo esporci in modo deciso per ottenere una visione strutturale e non assistenzialista, lavorare oggi in un mercato che vive di bonus rende estrema l’incertezza imprenditoriale e gli osservatori esterni al settore restano molto scettici verso aziende che stanno in piedi perché c’è un sistema di aiuti e incentivi con una scadenza ogni volta prolungata senza una programmazione almeno di medio termine».
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