Superbonus, approvato dal Governo il Decreto Aiuti-quater

Dal 1° gennaio 2023 l’aliquota del superbonus per i condomìni scenderà dal 110% al 90%; saranno riammesse le abitazioni unifamiliari, fino al 31 marzo 2023 se con lavori a buon punto oppure fino al 31 dicembre 2023 se prima casa e sotto un certo reddito.
Il Consiglio dei Ministri si è riunito giovedì 10 novembre 2022, alle ore 19.25 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giorgia Meloni.
Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti in materia di energia elettrica, gas naturale e carburanti. Sulla base dell’autorizzazione parlamentare già ricevuta, il decreto prevede uno stanziamento pari a circa 9,1 miliardi di euro, provenienti dall’extragettito fiscale, per finanziare interventi contro il caro energia.

Superbonus nel DL Aiuti-quater
Si anticipa la rimodulazione al 90 per cento per le spese sostenute nel 2023 per i condomini e si introduce la possibilità, anche per il 2023, di accedere al beneficio per i proprietari di singole abitazioni, a condizione che si tratti di prima casa e che i proprietari stessi non raggiungano una determinata soglia di reddito (15mila euro l’anno, innalzati in base al quoziente familiare).
Il superbonus si applica invece al 110 per cento fino al 31 marzo 2023 per le villette unifamiliari che abbiano completato il 30 per cento dei lavori entro il 30 settembre 2022.

Qui il video della conferenza stampa di venerdì 11 novembre.

Le dichiarazioni

Il superbonus “nasceva meritoriamente come misura per aiutare l’economia”, ma “il modo in cui è stata realizzata ha portato una distorsione sul mercato a beneficio prevalentemente dei redditi medio alti”. Quindi a favore dei ricchi. Così la premier Giorgia Meloni in conferenza stampa ha difeso la decisione di modificare il Superbonus, abbassandolo dal 110 al 90%, come prevede il decreto Aiuti quater approvato giovedì in Consiglio dei ministri. “Abbiamo scelto di intervenire e si passa al 90%, salvo per chi ha già deliberato a oggi l’intervento e presenta entro il 25 novembre la nota di inizio lavori. Ma con i risparmi abbiamo deciso di riaprire alle unifamiliari, a patto che si tratti di prima casa e redditi medio bassi”, ha spiegato la presidente del Consiglio.

“La copertura al 110% – ha continuato Meloni – ha deresponsabilizzato chi la usava: se uno non era chiamato a contribuire non si chiedeva se il prezzo era congruo. Abbiamo scelto di intervenire e si passa al 90%”. Poi un affondo ai suoi predecessori: “Chi diceva che si poteva gratuitamente ristrutturare il proprio condomini ricordo che costava allo stato 60 miliardi, con un buco di 38, diciamo che il concetto di gratuità è bizzarro“. La misura però non sparisce, anzi: l’agevolazione sarà confermata anche per gli immobili unifamiliari ma con un limite di reddito a 15mila euro: “Abbiamo introdotto un principio sui redditi medio bassi che saranno calcolati non in base al tradizionale Isee ma in base alla composizione del nucleo familiare, in questa norma c’è un primo accenno di quoziente familiare”.

Uno dei problemi individuati resta la cessione dei crediti: “Ci sono aziende che non riescono più a cederli, Giorgetti ha lavorato per una soluzione perché è un tema molto sentito. Questo tema era necessario da affrontare nel minore tempo possibile ecco perché lo abbiamo messo nel decreto energia e non nella legge di bilancio”, ha spiegato la premier. Poi sul tema è intervenuto direttamente il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: “Cercheremo e stiamo definendo una via di uscita rispetto alla situazione attuale”. Il ministro ha però sottolineato che “la cessione del credito è una possibilità, non un diritto”, e “tutti coloro che da ora ne vogliono usufruire hanno la certezza di poterli detrarre dai redditi ma non possono avere la certezza che si trovi una banca o istituzione che accetti i crediti”. “E’ passata l’idea che il credito d’imposta sia sostanzialmente moneta ma non è così, quindi chi deve fare un investimento deve valutare se l’impresa costruttrice o la banca sia disponibile a riconoscere il credito d’imposta perché se non è così devono calcolare il progetto d’investimento in diverso modo”, ha ribadito Giorgetti. Sui crediti esistenti “stiamo cercando di creare spazio ulteriore per le aziende di credito che hanno manifestato disagio rispetto a una situazione insostenibile che noi cercheremo di correggere, ma il sistema non può continuare così”, ha concluso.
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