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SISTEMI IMPERMEABILIZZANTI LIQUIDI

di Leonardo Castelvecchio Referente del Comitato Tecnico del Gruppo PML
Il Gruppo PML, nato nel 2023 dall'unione di aziende leader di settore con una profonda esperienza condivisa, si è posto fin da subito un obiettivo primario: superare la frammentazione istituzionale e elevare l'asticella culturale e tecnica della progettazione e dell'applicazione in Italia. Storicamente, i prodotti impermeabilizzanti liquidi sono stati considerati in modo polarizzato nel nostro Paese: da un lato visti come un mero palliativo emergenziale a breve termine, dall'altro abusati e applicati indiscriminatamente ovunque senza criterio. La realtà tecnica ci dimostra invece che, come ogni soluzione ingegneristica complessa, il sistema liquido richiede competenze specifiche, il rispetto rigoroso dei supporti e la corretta selezione in funzione della destinazione d'uso.

1. Caratteristiche intrinseche e criteri di selezione tecnologica
Quando un progettista si trova a valutare l'adozione di un sistema applicato allo stato fluido, le ragioni della scelta risiedono nelle proprietà fisiche native del materiale:
• Continuità assoluta ("Effetto Vasca"): Trattandosi di un formulato liquido, la stesa elimina l'insorgere di giunzioni, sormonti o saldature intermedie, realizzando un manto monolitico continuo privo di interruzioni idrauliche.
• Aderenza totale ("Seconda Pelle"): Una volta polimerizzato, il prodotto si ancora intimamente alla geometria del sottofondo, configurandosi come una vera e propria seconda pelle protettiva delle strutture edilizie.

La scelta tra una membrana preformata in rotoli e un sistema liquido non deve essere vissuta in un'ottica di contrapposizione o competizione commerciale. Le due tecnologie sono complementari e possono coesistere all'interno di soluzioni ibride avanzate:
• Coperture estese e lineari: In presenza di grandi superfici regolari e prive di corpi emergenti, l'orientamento ottimale si indirizza verso i sistemi prefabbricati.
• Coperture articolate o ricche di dettagli: Quando la superficie presenta dimensioni contenute ma è caratterizzata da una fitta densità di nodi critici, il sistema liquido offre la risposta più efficace, risolvendo con facilità i punti dove il dettaglio fa da padrone.

L'importanza di una corretta selezione tecnologica in funzione della geometria dell'opera è supportata dalla giurisprudenza recente. Significativo è il caso affrontato da una sentenza del Tribunale di Napoli relativo alla realizzazione di un canale di gronda dalla conformazione geometrica complessa: l'adozione impropria di un prodotto bituminoso prefabbricato ha generato gravi criticità funzionali, confermando in sede legale come il sistema liquido sarebbe stata l'unica soluzione tecnicamente idonea per quel nodo specifico. Una seconda sentenza ha parimenti evidenziato la responsabilità civile legata alla mancata conoscenza e al mancato rispetto delle schede tecniche dei prodotti utilizzati.

2. La gestione della complessità esecutiva nei rifacimenti
Nella moderna pratica di cantiere, il progetto non può più essere ridotto alla rappresentazione bidimensionale di un semplice "rettangolo su un foglio". La realtà edilizia introduce una stratificazione successiva di lavorazioni e competenze: l'intervento del termotecnico per l'inserimento dell'isolamento a cappotto e la correzione dei ponti termici, la posa dei serramenti con i relativi dettagli di soglia, e l'integrazione strutturale degli impianti fotovoltaici.
Chi opera nell'impermeabilizzazione arriva quasi sempre per ultimo e si trova a dover gestire interfacce complesse multi-materiale su cui garantire l'adesione. Questo scenario si complica ulteriormente nel mercato dei rifacimenti, dove alla complessità geometrica di base si sommano i problemi intrinseci al vissuto della struttura:
• Errori storici e nodi critici ricorrenti: Presenza di tubi corrugati impiantistici che fuoriescono in orizzontale dalle coperture, scossaline ammalorate e dettagli eseguiti empiricamente.
• Limiti logistici e movimentazione dei carichi: Impossibilità frequente di allestire ponteggi in determinati punti o restrizioni rigorose nella movimentazione di grandi carichi o fiamme libere in quota.

I sistemi liquidi rispondono a queste criticità grazie a una logistica semplificata – basata su formulati applicati a freddo facili da stoccare e movimentare – e alla capacità di intervenire in sovrapposizione diretta sul vecchio manto impermeabile o su pavimentazioni esistenti (es. riqualificazione di terrazzi piastrellati tramite finiture calpestabili colorate a vista).

3. Il nuovo quadro normativo italiano: la norma UNI 11928
Per fornire regole certe al mercato, il comitato tecnico ha lavorato intensamente alla stesura della recente norma UNI 11928, divisa in due sezioni distinte:
UNI 11928-1: Definizione del materiale e prestazioni
La prima parte della norma identifica le caratteristiche del prodotto impermeabilizzante applicato liquido (che può essere monocomponente o multicomponente, applicato a rullo, spatola, spruzzo o colata). Il principio cardine stabilito dalla norma è che la scelta del materiale deve essere guidata dalla prestazione e dalla destinazione d'uso, non dalla base chimica (bituminosa, poliuretanica, polimetilmetacrilato, ecc.). I requisiti minimi tabellati variano in funzione del contesto: ad esempio, una copertura praticabile esige parametri specifici di resistenza al punzonamento statico/dinamico e proprietà anti-sdrucciolo.

UNI 11928-2: Definizione del sistema e regole di posa
La seconda parte codifica il "sistema impermeabile", inteso come l'insieme organico del prodotto base e di tutti i suoi accessori (primer di interfaccia, armature di rinforzo e top coat di finitura). La norma riprende il quadro delle responsabilità di cantiere già tracciato dalla UNI 11345, imponendo verifiche rigorose in fase di esecuzione:
• Controllo preliminare del supporto: Analisi della planarità, della consistenza meccanica e, soprattutto, dei parametri di umidità e temperatura del sottofondo. La norma non fissa limiti numerici assoluti, ma rimanda tassativamente alle schede tecniche dei singoli produttori, gli unici soggetti deputati a stabilire la compatibilità esecutiva del formulato (es. supporti asciutti vs tolleranza all'umidità residua).
• Utilizzo di check-list strutturate: La norma suggerisce schede di controllo per l'applicatore e il direttore dei lavori, utili a verbalizzare le caratteristiche del supporto, i range termici di posa e la tipologia di calpestabilità (praticabile o limitata alla sola manutenzione degli impianti).
A livello europeo, questo impianto si raccorda con la linea guida EAD (ex ETAG 005), che costituisce la vera e propria carta d'identità del sistema liquido, certificando i parametri di vita utile attesa, i limiti di pendenza, i carichi di progetto e la resistenza al fuoco esterno.

4. Interazione con gli impianti fotovoltaici: Albedo e regole B(ROOF)
L'integrazione dei sistemi fotovoltaici sulle coperture continue introduce due ambiti di analisi fondamentali per i formulati liquidi: l'efficienza energetica e la sicurezza antincendio.

Riflettanza solare e rendimento dei moduli
Sulle coperture di grandi dimensioni, la temperatura superficiale condiziona drasticamente il rendimento elettrico dei pannelli. L'applicazione di un sistema liquido ad altissimo valore di SRI (Solar Reflectance Index) consente di dimezzare le temperature superficiali del tetto rispetto a una copertura bituminosa nera o invecchiata. Questo abbattimento termico stabilizza le prestazioni dei moduli e ottimizza la produzione energetica, generando un vantaggio strategico eccezionale in presenza di impianti dotati di pannelli fotovoltaici bifacciali.

Il nodo della prevenzione incendi e i test T3
La realtà dei cantieri evidenzia troppo spesso una totale assenza di progettazione del dettaglio. Pratiche diffuse vedono le strutture metalliche di supporto del fotovoltaico tassellate direttamente sul manto impermeabile esistente, affidando la tenuta idraulica a una semplice guarnizione e "a un po' di speranza". In questi scenari di danno post-esecuzione, il prodotto liquido consente di sigillare e raccordare i paletti di ancoraggio penetranti in modo rapido e sicuro, inglobando appositi accessori adesivi di rinforzo d'angolo.
Sotto il profilo della conformità alla nuova circolare di prevenzione incendi per la classe di resistenza al fuoco esterno, i sistemi liquidi si collocano all'interno della "Valutazione del Rischio" (Caso 3), affrontabile tramite il test specifico CEI TS 82-89 o tramite i metodi europei della CEN/TS 1187.
Criticità metodologica T2 vs T3: Il vecchio metodo di prova T2 consentiva l'estensione diretta della conformità in base alla densità dei materiali (un test eseguito su EPS o calcestruzzo era valido per tutti i materiali a densità superiore). Il nuovo test T3, invece, valuta rigorosamente la specifica stratigrafia.
Attualmente, le norme europee per le regole di estensione dettagliate (EXAP) contengono prescrizioni specifiche nate per i manti preformati flessibili, lasciando i prodotti liquidi ancorati alle più complesse regole generali. Questo vuoto interpretativo rallenta le certificazioni e appesantisce il bilancio economico dei rifacimenti, triplicando i costi sistemici rispetto al passato.
Il Gruppo PML sta lavorando attivamente per istituire un tavolo tecnico comune volto a colmare questa lacuna normativa. Parallelamente, invitiamo i progettisti alla massima cautela nei confronti di soluzioni commerciali esterne che promettono "certificazioni automatiche" di prodotto: la qualificazione antincendio rimane rigorosamente un parametro dell'intero pacchetto stratigrafico.


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