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XXIV Rapporto dell’Osservatorio di Cittadinanzattiva sulla sicurezza a scuola

Il nuovo anno scolastico sta per cominciare, ma una delle questioni più urgenti della scuola italiana resta ancora aperta: la sicurezza degli edifici. Infatti, una parte rilevante del patrimonio scolastico risulta costruita prima dell’entrata in vigore della legge 64 del 1974, che ha introdotto una disciplina organica per le costruzioni in zona sismica, e molti edifici hanno attraversato decenni senza una riqualificazione strutturale.
Lo conferma il XXIV Rapporto dell’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola di Cittadinanzattiva, che rileva che il 49% degli edifici scolastici di cui è nota l’epoca di costruzione risale a prima del 1976. Inoltre, secondo il XXV rapporto Ecosistema Scuola 2025 di Legambiente, nei Comuni capoluogo analizzati soltanto il 47% degli edifici dispone del certificato di agibilità e il 45% del collaudo statico; negli ultimi cinque anni, il 31,2% è stato sottoposto a indagini diagnostiche sui solai e il 10,9% ha ricevuto interventi di messa in sicurezza. In un Paese esposto al rischio sismico e sempre più colpito da fenomeni meteorologici estremi, non si può attendere un’emergenza per occuparsi delle condizioni delle scuole. Le risorse, i programmi, le nuove opportunità di finanziamento e anche le tecnologie innovative oggi non mancano: manca, piuttosto, la capacità di trasformarli in progetti e cantieri concreti. In Italia il rischio è concreto, perché come detto una parte consistente degli edifici non è stata progettata secondo gli standard attuali. Secondo il XXIV Rapporto di Cittadinanzattiva, 17.408 dei 39.351 edifici scolastici attivi, pari al 44%, si trovano nelle zone sismiche 1 e 2[1]; soltanto il 4% circa è stato interessato da interventi di adeguamento o miglioramento sismico. Il dato non implica che tutti gli altri edifici siano necessariamente pericolosi, ma conferma quanto sia ancora ampia la distanza tra il patrimonio esistente e gli standard richiesti. Lo ricordano le tragedie di San Giuliano di Puglia, dove nel 2002 il crollo della scuola Francesco Jovine causò la morte di 27 bambini e di una maestra, e il crollo della scuola Romolo Capranica di Amatrice durante il terremoto del 2016, un sisma che provocò complessivamente quasi 300 vittime, anche se, fortunatamente, non all’interno dell’edificio scolastico, vuoto perché colpito di notte, in piena estate.Il PNRR ha destinato circa 4,2 miliardi di euro all’edilizia scolastica, ma le risorse non sono sufficienti a coprire il fabbisogno di un patrimonio ampio e spesso datato. A queste si aggiungono nuovi finanziamenti statali e regionali, che offrono agli enti locali ulteriori opportunità per la messa in sicurezza e la riqualificazione delle scuole. Il problema non riguarda però solo le risorse: gli interventi tradizionali possono essere invasivi, richiedere tempi lunghi e comportare la chiusura temporanea degli edifici. Per questo, tecnologie come gli Active Mass Damper possono rappresentare, in determinate condizioni, un’alternativa o un’integrazione agli interventi strutturali, permettendo di proteggere l’edificio esistente e limitare le interferenze con le attività. L’esperienza della scuola media F. Di Bartolo, in provincia di Pisa, dove sono stati installati otto dispositivi, viene presentata come esempio concreto. Il testo propone quindi una “terza strada” tra lasciare invecchiare gli edifici e demolirli e ricostruirli: investire nella sicurezza dell’esistente attraverso prevenzione, monitoraggio, manutenzione e tecnologie innovative, valutando anche i costi sociali ed economici dell’interruzione dei servizi.
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