Referenze
Duomo di Casale Monferrato
Il restauro conservativo è stato redatto per aree omogenee di intervento, ad ognuna dei quali corrisponde una precisa fase operativa. Gli interventi hanno riguardato il consolidamento strutturale, il recupero degli apparati decorativi e scultorei originali e la deumidificazione delle murature e dei pavimenti tramite un innovativo sistema basato sul principio elettromagnetico.
Il programma progettuale comprende il restauro conservativo, la riqualificazione e il riuso degli ambienti della Cattedrale romanica di S. Evasio in Casale Monferrato. Cronologicamente segue l’intervento di restauro delle navate interne e dei transetti, degli spazi absidali, delle cappelle, del nartece e dei matronei. L’intervento interessa le pertinenze e i volumi del lato sud-est della Cattedrale, realizzati in epoche storiche distinte: gli ambulacri adiacenti all’abside dell’antico Duomo, la Sacrestia secentesca, la base della torre campanaria (l’antica Sacrestia), l’ampliamento tardo settecentesco, comprendente l’Aula del Capitolo.
Aree di intervento
In considerazione della vastità dell’area e della complessità dell’intervento, è stato redatto un programma generale con la definizione di aree omogenee, per caratteristiche architettoniche, tipologie ed epoche. L’intervento è stato quindi suddiviso in cinque lotti funzionali, ad ognuno dei quali corrisponde una precisa fase operativa:
Deambulatori
Sacrestia ed ambienti annessi
Antica Sacrestia – Base della torre campanaria
Ampliamento settecentesco comprendente l’Aula del Capitolo e gli ambienti annessi
Ampliamento settecentesco comprendente l’Aula del Capitolo – Ambienti attualmente utilizzati a servizi
Stato di fatto e condizioni di conservazione
Lo stato di fatto presentava condizioni di conservazione differenziate per gli apparati decorativi, i decori, le statue e le raffigurazioni musive; si sono riscontrate lievi deformazioni strutturali generalmente diffuse in tutti gli ambienti e degradi localizzati sugli intonaci causati da umidità di risalita. Non si sono invece segnalate deformazioni strutturali di altro tipo. Particolare attenzione è stata posta alla ricostruzione degli apparati decorativi originali: decorazioni pittoriche, stucchi, ornati, modellati. La necessità di mantenere l’integrità dell’intonaco originale e la salvaguardia degli apparati decorativi ha impedito nella gran parte dei casi la rimozione degli intonaci deteriorati.
L’intervento
Tutti gli ambienti sono stati recuperati: una parte ha conservato le originali funzioni religiose, altre sono state destinate a spazi museali ed aree espositive. Le statue in marmo e arenaria, i mosaici e le decorazioni sono stati sottoposti a interventi di restauro mirato.
La prima fase operativa è stata il consolidamento statico e la messa in sicurezza delle pareti d’ambito e degli orizzontamenti. Sono stati restaurati tutti i serramenti esterni e gli infissi interni. Sulle pareti e sugli orizzontamenti sono state recuperate le cromie originarie; tale operazione è stata preceduta dalla ricerca e dalla identificazione degli apparati cromatici originali, dalla asportazione delle sovrapposizioni avvenute nel tempo e dalla ricostruzione delle tinte con latte di calce e coloranti alle terre naturali.
Sono state poste in opera pavimentazioni di diversa tipologia: nelle parti più antiche, risalenti al tardo Medioevo, sono stati posati pavimenti in cotto fatto a mano, mentre nelle parti più recenti, secentesche, sono state realizzate pavimentazioni in piastrelle di quarzite di Barge (Bargiolina) a venatura grigia, disposte a cromie alternate.
Dove strettamente necessario per la presenza di umidità si risalita è stato rimosso l’intonaco esistente e sostituito con materiale deumidificante macroporoso di calce idraulica naturale. Le fasi di applicazione delle nuove malte sono state le seguenti:
Stesura di uno specifico rinzaffo di calce idraulica naturale con azione filtrante verso i sali solubili
Successivo rinzaffo di calce idraulica naturale ad effetto porogeno con minimo 25-30% di vuoti, in spessore minimo di 20 mm
Rasatura finale con finitura di calce idraulica naturale e calce aerea adatta al supporto sottostante e granulometria adeguata alle presenze di intonaco mantenuta in loco. Per raggiungere il grado di finitura compatibile con l’originale, è stata applicata una mano finale di marmorino fine con successiva velatura a base di terre naturali.
Sono state realizzate, previa asportazione dei campioni di intonaco, indagini e analisi per definire le caratteristiche compositive e granulometriche delle malte, le tonalità cromatiche, la consistenza morfologica. Sulla base dei dati emersi è stato possibile ricostruire in laboratorio idonei intonaci con caratteristiche simili agli originali. In alcune zone, per la presenza di umidità per risalita capillare e per la delicatezza dell’intervento che avrebbe coinvolto le decorazioni ed gli intonaci originali, si è proceduto con interventi di deumidificazione mirati, dopo aver effettuato sondaggi e verifiche sulla quantità di umidità presente e sull’estensione delle superfici interessate da tale fenomeno. Sono state condotte indagini diagnostiche con prove campione eseguite ad altezze differenziate dal piano pavimento finito e sulla base di quanto emerso dalle analisi sono state previste applicazioni di particolari tecnologie. Nello specifico è stata messa in opera all’interno degli ambienti un’apparecchiatura del tipo “Mur Tronic - Primat” in grado di lavorare sul campo elettromagnetico naturale per eliminare il fenomeno della risalita capillare dalle murature e dalle pavimentazioni dell’edificio. Si tratta di un sistema elettronico passivo, che consiste in un circuito che si attiva mediante l’orientamento orizzontale al piano di appoggio e perpendicolare al polo magnetico dell’involucro e che non necessita di alimentazione. L’azione di deumidificazione elettrofisica generata dall’apparecchiatura copre in questo caso un raggio di azione di 30 metri. L’applicazione di un solo elemento, disposto in posizione baricentrica, è stato in grado di garantire la salubrità di gran parte del volume oggetto di intervento. Tale scelta progettuale è derivata dalla precisa volontà di non utilizzare strutture invasive o che comunque avrebbero richiesto pesanti interventi sulle murature e sugli intonaci. L’edificio è stato successivamente monitorato per i tre anni successivi all’intervento.
Aree di intervento
In considerazione della vastità dell’area e della complessità dell’intervento, è stato redatto un programma generale con la definizione di aree omogenee, per caratteristiche architettoniche, tipologie ed epoche. L’intervento è stato quindi suddiviso in cinque lotti funzionali, ad ognuno dei quali corrisponde una precisa fase operativa:
Deambulatori
Sacrestia ed ambienti annessi
Antica Sacrestia – Base della torre campanaria
Ampliamento settecentesco comprendente l’Aula del Capitolo e gli ambienti annessi
Ampliamento settecentesco comprendente l’Aula del Capitolo – Ambienti attualmente utilizzati a servizi
Stato di fatto e condizioni di conservazione
Lo stato di fatto presentava condizioni di conservazione differenziate per gli apparati decorativi, i decori, le statue e le raffigurazioni musive; si sono riscontrate lievi deformazioni strutturali generalmente diffuse in tutti gli ambienti e degradi localizzati sugli intonaci causati da umidità di risalita. Non si sono invece segnalate deformazioni strutturali di altro tipo. Particolare attenzione è stata posta alla ricostruzione degli apparati decorativi originali: decorazioni pittoriche, stucchi, ornati, modellati. La necessità di mantenere l’integrità dell’intonaco originale e la salvaguardia degli apparati decorativi ha impedito nella gran parte dei casi la rimozione degli intonaci deteriorati.
L’intervento
Tutti gli ambienti sono stati recuperati: una parte ha conservato le originali funzioni religiose, altre sono state destinate a spazi museali ed aree espositive. Le statue in marmo e arenaria, i mosaici e le decorazioni sono stati sottoposti a interventi di restauro mirato.
La prima fase operativa è stata il consolidamento statico e la messa in sicurezza delle pareti d’ambito e degli orizzontamenti. Sono stati restaurati tutti i serramenti esterni e gli infissi interni. Sulle pareti e sugli orizzontamenti sono state recuperate le cromie originarie; tale operazione è stata preceduta dalla ricerca e dalla identificazione degli apparati cromatici originali, dalla asportazione delle sovrapposizioni avvenute nel tempo e dalla ricostruzione delle tinte con latte di calce e coloranti alle terre naturali.
Sono state poste in opera pavimentazioni di diversa tipologia: nelle parti più antiche, risalenti al tardo Medioevo, sono stati posati pavimenti in cotto fatto a mano, mentre nelle parti più recenti, secentesche, sono state realizzate pavimentazioni in piastrelle di quarzite di Barge (Bargiolina) a venatura grigia, disposte a cromie alternate.
Dove strettamente necessario per la presenza di umidità si risalita è stato rimosso l’intonaco esistente e sostituito con materiale deumidificante macroporoso di calce idraulica naturale. Le fasi di applicazione delle nuove malte sono state le seguenti:
Stesura di uno specifico rinzaffo di calce idraulica naturale con azione filtrante verso i sali solubili
Successivo rinzaffo di calce idraulica naturale ad effetto porogeno con minimo 25-30% di vuoti, in spessore minimo di 20 mm
Rasatura finale con finitura di calce idraulica naturale e calce aerea adatta al supporto sottostante e granulometria adeguata alle presenze di intonaco mantenuta in loco. Per raggiungere il grado di finitura compatibile con l’originale, è stata applicata una mano finale di marmorino fine con successiva velatura a base di terre naturali.
Sono state realizzate, previa asportazione dei campioni di intonaco, indagini e analisi per definire le caratteristiche compositive e granulometriche delle malte, le tonalità cromatiche, la consistenza morfologica. Sulla base dei dati emersi è stato possibile ricostruire in laboratorio idonei intonaci con caratteristiche simili agli originali. In alcune zone, per la presenza di umidità per risalita capillare e per la delicatezza dell’intervento che avrebbe coinvolto le decorazioni ed gli intonaci originali, si è proceduto con interventi di deumidificazione mirati, dopo aver effettuato sondaggi e verifiche sulla quantità di umidità presente e sull’estensione delle superfici interessate da tale fenomeno. Sono state condotte indagini diagnostiche con prove campione eseguite ad altezze differenziate dal piano pavimento finito e sulla base di quanto emerso dalle analisi sono state previste applicazioni di particolari tecnologie. Nello specifico è stata messa in opera all’interno degli ambienti un’apparecchiatura del tipo “Mur Tronic - Primat” in grado di lavorare sul campo elettromagnetico naturale per eliminare il fenomeno della risalita capillare dalle murature e dalle pavimentazioni dell’edificio. Si tratta di un sistema elettronico passivo, che consiste in un circuito che si attiva mediante l’orientamento orizzontale al piano di appoggio e perpendicolare al polo magnetico dell’involucro e che non necessita di alimentazione. L’azione di deumidificazione elettrofisica generata dall’apparecchiatura copre in questo caso un raggio di azione di 30 metri. L’applicazione di un solo elemento, disposto in posizione baricentrica, è stato in grado di garantire la salubrità di gran parte del volume oggetto di intervento. Tale scelta progettuale è derivata dalla precisa volontà di non utilizzare strutture invasive o che comunque avrebbero richiesto pesanti interventi sulle murature e sugli intonaci. L’edificio è stato successivamente monitorato per i tre anni successivi all’intervento.
- Campo di Intervento: FINITURE E RECUPERO
- Campo di Intervento: FINITURE E RECUPERO

