Referenze
Pio Albergo Trivulzio
La scelta del GRC è stata imposta dalla contemporaneità di due esigenze ben precise: una di carattere strutturale, l’altra prettamente architettonica ed estetica.
Descrizione dell’intervento
Il recupero dell’edificio esistente, Pio Albergo Trivulzio, partiva dalla necessità di salvaguardare le geometrie originarie con la possibilità di inglobare le balconature all’interno dell’involucro riqualificato; questa operazione avrebbe permesso di guadagnare come volumetria interna una notevole percentuale di sbalzi (terrazzi) prima inutilizzabili. La prima difficoltà strutturale è stata quella di rendere compatibile il nuovo “vestito” con le solette a sbalzo ammalorate e originariamente risalenti all’edificazione dello stabile, senza che queste fossero ripristinate o rafforzate.
La scelta del GRC è stata imposta dalla contemporaneità di due esigenze ben precise: una di carattere strutturale, l’altra prettamente architettonica ed estetica.
L’esigenza strutturale definiva la necessità di riqualificare l’edificio con un involucro che possedesse insieme le caratteristiche di alta resistenza e durabilità nel tempo, unita alla leggerezza degli elementi.
L’esigenza architettonica voleva creare quindi una facciata “dinamica” pur nella linearità della forma originaria dell’edificio e nella semplicità delle forme.
La possibilità di impiegare dei moduli in GRC che avessero le dimensioni di un interpiano hanno permesso un ancoraggio puntuale degli stessi moduli con quattro fissaggi meccanici cadauno, limitando di fatto i punti critici sia dal punto di vista dell’autoportanza dei pannelli che della creazione di ponti termici con la minore frequenza possibile.
La tipologia a “guscio” con sistema di irrigidimento “Stud Frame” ha permesso di creare una stratigrafia della facciata con effetto ventilato permettendo un aggetto degli stessi pannelli con conseguente creazione di una camera d’aria fortemente ventilata a tutela della salubrità della facciata stessa e degli utilizzatori dell’edificio.
Il pacchetto di facciata si è infatti composto da: una pelle di GRC con pannelli monolitici nei risvolti perimetrali e imbotti, una lama d’aria per effetto camino, il cappotto tradizionale in polistirene e la controtamponatura interna in blocchi autoportanti ma indipendenti dal rivestimento stesso.
L’utilizzo del GRC per la creazione di questa facciata ventilata è stata premiata anche per le esigenze di resistenza al fuoco richieste all’involucro.
Dal punto di vista cromatico infine si richiedeva la possibilità di caratterizzare la facciata di per se piana e lineare con accorgimenti che ne esaltassero una personalità forte.
La possibilità di creare tre tonalità differenti di rossi, scansionando la modularità con 6 tipologie per la larghezza e 4 per l’altezza si è dimostrata vincente; inoltre i moduli colorati in pasta con colore strutturale hanno realizzato un insieme di facciata variegata e modernamente concepita che trasmette la matericità e monoliticità dell’elemento unito alla frammentazione delle cromie e dei moduli.
Il recupero dell’edificio esistente, Pio Albergo Trivulzio, partiva dalla necessità di salvaguardare le geometrie originarie con la possibilità di inglobare le balconature all’interno dell’involucro riqualificato; questa operazione avrebbe permesso di guadagnare come volumetria interna una notevole percentuale di sbalzi (terrazzi) prima inutilizzabili. La prima difficoltà strutturale è stata quella di rendere compatibile il nuovo “vestito” con le solette a sbalzo ammalorate e originariamente risalenti all’edificazione dello stabile, senza che queste fossero ripristinate o rafforzate.
La scelta del GRC è stata imposta dalla contemporaneità di due esigenze ben precise: una di carattere strutturale, l’altra prettamente architettonica ed estetica.
L’esigenza strutturale definiva la necessità di riqualificare l’edificio con un involucro che possedesse insieme le caratteristiche di alta resistenza e durabilità nel tempo, unita alla leggerezza degli elementi.
L’esigenza architettonica voleva creare quindi una facciata “dinamica” pur nella linearità della forma originaria dell’edificio e nella semplicità delle forme.
La possibilità di impiegare dei moduli in GRC che avessero le dimensioni di un interpiano hanno permesso un ancoraggio puntuale degli stessi moduli con quattro fissaggi meccanici cadauno, limitando di fatto i punti critici sia dal punto di vista dell’autoportanza dei pannelli che della creazione di ponti termici con la minore frequenza possibile.
La tipologia a “guscio” con sistema di irrigidimento “Stud Frame” ha permesso di creare una stratigrafia della facciata con effetto ventilato permettendo un aggetto degli stessi pannelli con conseguente creazione di una camera d’aria fortemente ventilata a tutela della salubrità della facciata stessa e degli utilizzatori dell’edificio.
Il pacchetto di facciata si è infatti composto da: una pelle di GRC con pannelli monolitici nei risvolti perimetrali e imbotti, una lama d’aria per effetto camino, il cappotto tradizionale in polistirene e la controtamponatura interna in blocchi autoportanti ma indipendenti dal rivestimento stesso.
L’utilizzo del GRC per la creazione di questa facciata ventilata è stata premiata anche per le esigenze di resistenza al fuoco richieste all’involucro.
Dal punto di vista cromatico infine si richiedeva la possibilità di caratterizzare la facciata di per se piana e lineare con accorgimenti che ne esaltassero una personalità forte.
La possibilità di creare tre tonalità differenti di rossi, scansionando la modularità con 6 tipologie per la larghezza e 4 per l’altezza si è dimostrata vincente; inoltre i moduli colorati in pasta con colore strutturale hanno realizzato un insieme di facciata variegata e modernamente concepita che trasmette la matericità e monoliticità dell’elemento unito alla frammentazione delle cromie e dei moduli.

