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Decarbonizzazione industria cemento
Nel 2025 le aziende del cemento, del calcestruzzo e dei manufatti prefabbricati hanno destinato oltre 100 milioni di euro alla sostenibilità ambientale e alla sicurezza dei lavoratori, portando a circa 306 milioni di euro il totale di investimenti del triennio 2023-2025. È quanto emerge dal Rapporto di Sostenibilità 2025 di Federbeton.
Il Rapporto di sostenibilità di Federbeton documenta miglioramenti su emissioni, risorse, energia, acqua e gestione ambientale. Sul fronte della CO2, la quota per tonnellata di cemento prodotto scende del 3,3% rispetto al 2024, un dato che mostra l’impegno dell’industria nella produzione di cementi a ridotta impronta carbonica, in linea con la strategia di decarbonizzazione del settore. A sostenere il percorso verso la carbon neutrality contribuiscono anche nuovi passi avanti nella direzione dell’economia circolare della filiera: nel 2025 nella produzione del cemento sono state recuperate circa 2,6 milioni di tonnellate di materiali alternativi (+24,5%), portando il tasso di sostituzione delle materie prime naturali al 10,6% e riducendone il consumo dell’8,7%. Nel triennio è in lieve ma costante calo anche il rapporto clinker/cemento: il clinker, componente a più alta intensità emissiva, viene infatti progressivamente sostituito da materiali come pozzolane e loppe. Aumenta inoltre del 16,4% la CO2 evitata grazie alla biomassa contenuta nei combustibili alternativi usati in parziale sostituzione dei combustibili fossili. Sempre in tema di economia circolare, nella produzione di manufatti prefabbricati in calcestruzzo, grazie all’industrializzazione dei processi e all’innovazione tecnologica, la quantità di residui è molto contenuta. L’85% del calcestruzzo fresco reso viene riutilizzato o avviato a recupero, così come il 66% dei manufatti non conformi o resi. Buoni risultati anche per il calcestruzzo. Il consumo elettrico specifico degli impianti si attesta a 2,8 kWh/mc (-5,4%), con il 37,3% dell’energia proveniente da fonti rinnovabili, di cui il 5,6% autoprodotto da impianti fotovoltaici aziendali. Il prelievo idrico specifico scende a 222 l/mc (-4,6%) e le acque recuperate e riutilizzate coprono il 30% del prelievo totale, un punto percentuale in più rispetto al 2024. Tutte le aziende partecipanti dispongono di sistemi di raccolta e riutilizzo delle acque di processo.
Questi traguardi si inseriscono nel percorso verso la neutralità climatica al 2050, che la filiera intende raggiungere attraverso leve complementari: efficienza energetica, combustibili alternativi, riduzione del contenuto di clinker, economia circolare, elettrificazione e cattura della CO2 (CCUS). Molte di queste soluzioni, tuttavia, richiedono infrastrutture, reti energetiche, iter autorizzativi adeguati e un quadro regolatorio stabile: condizioni che non dipendono dalle sole imprese. A pesare sulla transizione è oggi il caro energia. A ottobre 2026 il prezzo dell’elettricità in Italia ha toccato i 230 €/MWh, più che raddoppiato rispetto all’anno precedente e più che nei principali Paesi concorrenti europei: un divario che rischia di erodere la competitività di un settore impegnato in importanti investimenti per la decarbonizzazione. Un’ulteriore pressione arriva dalle importazioni. Nel 2025 quelle complessive di cemento e clinker hanno raggiunto 5,2 milioni di tonnellate (+23,8% sul 2024). La componente extra-UE ammonta a 3,87 milioni di tonnellate (+36%), oltre il 70% del totale, a fronte del 17% circa del 2018. Il 61% proviene dalla Turchia, il 20% dall’Algeria e l’11% dalla Tunisia, tre Paesi in cui si concentra quindi circa il 90% dell’import extra-UE. Tra il 2018 e il 2025 le importazioni extra-UE di cemento e clinker sono cresciute di oltre il mille percento. L’Italia, con i suoi 8.000 km di coste e la vicinanza a Paesi del Mediterraneo con capacità produttiva in esubero e costi inferiori, è particolarmente esposta.
Questi traguardi si inseriscono nel percorso verso la neutralità climatica al 2050, che la filiera intende raggiungere attraverso leve complementari: efficienza energetica, combustibili alternativi, riduzione del contenuto di clinker, economia circolare, elettrificazione e cattura della CO2 (CCUS). Molte di queste soluzioni, tuttavia, richiedono infrastrutture, reti energetiche, iter autorizzativi adeguati e un quadro regolatorio stabile: condizioni che non dipendono dalle sole imprese. A pesare sulla transizione è oggi il caro energia. A ottobre 2026 il prezzo dell’elettricità in Italia ha toccato i 230 €/MWh, più che raddoppiato rispetto all’anno precedente e più che nei principali Paesi concorrenti europei: un divario che rischia di erodere la competitività di un settore impegnato in importanti investimenti per la decarbonizzazione. Un’ulteriore pressione arriva dalle importazioni. Nel 2025 quelle complessive di cemento e clinker hanno raggiunto 5,2 milioni di tonnellate (+23,8% sul 2024). La componente extra-UE ammonta a 3,87 milioni di tonnellate (+36%), oltre il 70% del totale, a fronte del 17% circa del 2018. Il 61% proviene dalla Turchia, il 20% dall’Algeria e l’11% dalla Tunisia, tre Paesi in cui si concentra quindi circa il 90% dell’import extra-UE. Tra il 2018 e il 2025 le importazioni extra-UE di cemento e clinker sono cresciute di oltre il mille percento. L’Italia, con i suoi 8.000 km di coste e la vicinanza a Paesi del Mediterraneo con capacità produttiva in esubero e costi inferiori, è particolarmente esposta.
- Enti e associazioni: FEDERBETON

