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Sistemi fotovoltaici, dalle linee guida alla pratica: problematiche ed opportunità

di Davide Luraschi Commissione Sicurezza Antincendio dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano e Vicepresidente del Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano
Il tema dell'installazione dei sistemi fotovoltaici in copertura è stato oggetto di una vasta offerta formativa negli ultimi anni, articolata in seminari e corsi di aggiornamento. Tuttavia, il valore di questa sessione risiede nella capacità di riunire per la prima volta, in maniera realmente compiuta, tutte le parti coinvolte nella filiera. Questo approccio è fondamentale perché la sicurezza antincendio è prima di tutto un fatto di cultura tecnica. Il confronto diretto e il dibattito sulle norme, sulle leggi e sulle circolari ministeriali – come il dialogo costruttivo in corso con i colleghi del Corpo Nazionale – rappresentano l'unico strumento per traguardare un fine comune: realizzare interventi che siano economicamente sostenibili, virtuosi per l'ambiente e intrinsecamente sicuri. Sotto il profilo ingegneristico e termodinamico, l'inserimento di una nuova tecnologia non può e non deve mai configurarsi come un elemento che peggiori lo stato e l'entalpia del sistema edificio. 

1. I dati statistici e la non-linearità della curva del rischio Le riflessioni che propongo derivano dall'attività di monitoraggio svolta nell'ultimo triennio da un gruppo di lavoro multidisciplinare e misto, composto da professionisti civili, esponenti del Corpo dei Vigili del Fuoco, produttori di materiali e docenti universitari nazionali e stranieri.

L'analisi dei dati statistici internazionali, con particolare riferimento alla reportistica del Regno Unito – che ha il pregio di registrare in modo estremamente puntuale il numero di sinistri correlati alla tipologia di impianto – evidenzia uno scenario di forte asimmetria:

L'impennata delle installazioni: Il mercato del fotovoltaico registra una crescita verticale costante, con un incremento medio del 30% annuo del numero di impianti posizionati. 

L'andamento non lineare degli incendi: Un esame attento delle curve dimostra che a questo incremento del 30% delle installazioni non corrisponde un aumento morbido o proporzionale degli incendi strutturali. La curva dei sinistri legati al fotovoltaico mostra un'impennata decisamente più marcata e non lineare rispetto al volume dei nuovi impianti. 

Questo andamento anomalo non è imputabile a cause esterne (quali fulmini, deflagrazioni o agenti atmosferici avversi), ma è strettamente riconducibile a fattori di rischio intrinseci al sistema e alla qualità dei suoi singoli componenti.

Un fenomeno analogo si riscontra nel contesto italiano. I dati statistici nazionali evidenziano un'impennata imponente del numero di installazioni a cui non corrisponde un incremento proporzionale della potenza energetica effettivamente immessa in rete. Questo indicatore macroeconomico suggerisce che sul mercato vi sia un massiccio ricorso a manti e pannelli fotovoltaici a basso costo e a ridotte prestazioni. Mancando una curva statistica italiana specifica sugli incendi in copertura, le risultanze del gruppo di lavoro dell'Università slovena (finanziato da fondi europei) confermano, attraverso test reali in scala uno a uno, come la vulnerabilità risieda nell'interazione tra i componenti attivi e l'involucro edilizio orizzontale. 

2. La matrice delle criticità: qualità, installazione e manutenzione 
I risultati delle sperimentazioni condotte in scala reale consentono di isolare tre macro-tematiche critiche su cui i progettisti e le committenze devono concentrare l'attenzione
1. La qualità intrinseca dei pannelli: La tendenza a contrarre i costi dell'investimento spinge verso l'adozione di materiali privi degli standard qualitativi minimi. Banalmente, l'impiego di moduli economici sprovvisti di diodi di bypass espone l'impianto a gravi rischi di surriscaldamento locale (hot-spot) nel momento in cui il pannello si trova a operare in condizioni di parziale ombreggiamento, costituendo una potenziale fonte di innesco. 
2. La carenza manutentiva: Nonostante l'evoluzione tecnologica tenda a proporre moduli a manutenzione ridotta, l'assenza di un piano rigoroso di verifiche periodiche sui connettori e sui cablaggi accelera il decadimento del sistema. 
3. La qualificazione degli installatori: La presenza di manodopera non specializzata aumenta esponenzialmente la probabilità di errori di posa e di connessione elettrica in CC, moltiplicando i punti di criticità in copertura. 

Per governare questa complessità, la progettazione antincendio deve articolarsi su quattro macro-punti cardine: il sito di installazione (valutazione del pericolo intrinseco), la dinamica di sviluppo dell'incendio (su tetto o in facciata), la natura strutturale del tetto (combustibile o incombustibile) e, infine, l'operatività antincendio. Come ricordato dai colleghi del Corpo, la salvaguardia degli operatori di soccorso è prioritaria: se la copertura non garantisce le condizioni di massima sicurezza per le squadre dei Vigili del Fuoco, l'attacco all'incendio non può essere eseguito, determinando la perdita totale dell'immobile. 

3. L'insufficienza delle sole misure geometriche: i casi Pittsburgh e Amazon 
Un errore metodologico diffuso consiste nel parcellizzare il problema, ritenendo che la risoluzione di un singolo dettaglio geometrico equivalga alla sicurezza dell'intero sistema. La sicurezza della copertura è una sommatoria algebrica: se un solo fattore è negativo, l'intero sistema fallisce. 

La lettera circolare ministeriale del 1° settembre 2025 definisce in modo chiaro gli indirizzi per limitare la propagazione del fuoco esterno, introducendo l'obbligo di inserire fasce di separazione geometrica larghe due metri. Sebbene in condizioni ordinarie tale distanza risulti efficace, l'analisi dei grandi sinistri internazionali dimostra che le sole misure geometriche, in assenza di qualità dei materiali, non sono sufficienti a contenere il fronte di fiamma: 

• Il caso Pittsburgh: In presenza di forti correnti di vento e condizioni atmosferiche avverse, l'incendio si è propagato rapidamente sull'intera copertura continua nonostante fosse stata prevista e realizzata una distanza di separazione tra i campi fotovoltaici pari a ben 4 o 5 metri. 
• Il caso Amazon (Fresno): Il colosso della logistica ha registrato una sequenza di cinque incidenti analoghi nell'arco di soli 14 mesi all'interno dei propri centri di stoccaggio. Le indagini tecniche hanno evidenziato che la propagazione è avvenuta nonostante le linee di separazione geometrica tra i moduli fossero superiori ai 10 metri. 

La causa di questi fallimenti sistemici risiedeva nell'accoppiamento tra materiali non conformi, carenze nella manutenzione e installazione errata dei connettori. Solo lo smontaggio completo degli impianti e il loro successivo rifacimento con componenti di alta qualità ha consentito ad Amazon di azzerare l'incidenza dei sinistri. 

4. Alzare l'asticella oltre il minimo normativo: la proposta dell'Ordine 
I decreti, le lettere circolari e le linee guida ministeriali stabiliscono il livello minimo di sicurezza accettabile per legge. Spetta alla consapevolezza del professionista e del progettista valutare se le condizioni specifiche dell'opera richiedano un approccio più cautelativo. 

Stabilire la sicurezza antincendio basandosi esclusivamente sui minimi di legge è come accontentarsi di un 18 ad un esame universitario. Come Commissione dell'Ordine degli Ingegneri di Milano, riteniamo che l'obiettivo del progettista debba essere quello di alzare l'asticella, puntando a soluzioni d'eccellenza per tutelare l'investimento e la vita umana. 

I test condotti da istituti di ricerca internazionali (quali Frisbee e Zhang) dimostrano che, in assenza di uno strato di mitigazione incombustibile idoneo a garantire una prestazione equivalente a un EI 30 (come previsto dagli indirizzi ministeriali), il fuoco generato dall'innesco del pannello perfora il manto impermeabile in pochissimi minuti. Una volta intaccati gli strati isolanti combustibili sottostanti, l'incendio si propaga dall'esterno all'interno del fabbricato. [ Proposta Organica della Commissione Antincendio dell'Ordine di Milano ] 

Analizzando lo schema grafico della circolare ministeriale, emerge una fascia azzurra posta al di sopra dello strato di separazione. Per eliminare ogni dubbio interpretativo e fornire uno strumento pratico ai direttori dei lavori, la proposta formale che la Commissione dell'Ordine degli Ingegneri di Milano intende promuovere in via volontaria è quella di posizionare lo strato di mitigazione incombustibile EI 30 come ultimo layer superiore, inserendolo immediatamente al di sotto del pannello fotovoltaico o come protezione diretta sopra la membrana impermeabile. 

I sistemi fotovoltaici rappresentano una colonna portante della transizione energetica obbligata e introducono rischi tecnologici che non vanno né temuti né sottovalutati, ma governati attraverso una progettazione olistica. Solo l'unione tra la qualità certificata delle membrane, l'impiego diffuso di materiali isolanti incombustibili (come la lana minerale) e una rigorosa cultura della manutenzione consentirà di fare sistema, trasformando le sfide della normativa in reali opportunità di sviluppo sicuro per le nostre città.


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