IL CONVEGNO “COPERTURE CONTINUE E IMPIANTI FOTOVOLTAICI”

18 giugno 2026, Politecnico di Milano



Il 18 giugno 2026, il Dipartimento ABC del Politecnico di Milano ha ospitato una giornata di lavori dedicata alle nuove linee guida per la progettazione di coperture con impianti fotovoltaici, introdotte dalla circolare del Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Ministero dell'Interno entrata in vigore il 1° settembre 2025. Al tavolo, per la prima volta insieme, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, le principali associazioni di categoria del settore delle impermeabilizzazioni e gli ordini e collegi professionali della Provincia di Milano. Un'iniziativa alla quale Modulo ed Edilizia Specializzata hanno contribuito attivamente in qualità di media partner, e che ha registrato oltre 380 presenze, una partecipazione tale da richiedere il collegamento in remoto con un'aula attigua.


Il professor Angelo Lucchini, del Dipartimento ABC e coordinatore dell'iniziativa, ha aperto i lavori inquadrando il tema: le coperture piane sono le superfici più vocate all'installazione di impianti fotovoltaici per esposizione e assenza di consumo di suolo, ma i numerosi casi di incendio registrati negli ultimi anni hanno reso evidente che realizzare impianti fotovoltaici sulle coperture degli edifici non è un fatto banale, la convenienza economica dell’investimento non è una motivazione sufficiente ed i progetti e le  installazioni devono soddisfare specifiche misure di prevenzione. La nuova normativa risponde a questa esigenza e la giornata ne offre una lettura condivisa tra tutti gli attori coinvolti.
I saluti istituzionali hanno visto alternarsi la professoressa Roberta Capello, direttore del Dipartimento ABC, che ha sottolineato la vocazione del Politecnico a essere luogo di incontro tra mondo accademico, istituzioni e industria; l'ingegner Fabrizio Piccinini, direttore regionale Lombardia del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che ha ricordato come la Lombardia concentri tra il 25 e il 30% dell'intera attività nazionale di prevenzione incendi; e l'ingegner Mauro Caciolai, comandante dei Vigili del Fuoco di Milano, che ha ripercorso la genesi normativa che ha portato alle attuali linee guida, dalle prime riflessioni sulle chiusure d'ambito fino alla circolare del 2025. Per le associazioni di categoria sono intervenuti Giovanni Grondona Viola, presidente di ASSIMP, che ha auspicato maggiore chiarezza interpretativa per le imprese esecutrici di sistemi impermeabili; Roberto Pocchi, presidente del gruppo PRIMI, che ha evidenziato il calo delle nuove installazioni nel segmento industriale e commerciale e la necessità di superare l'incertezza normativa per rilanciare il settore; e Matteo Ottocento, presidente del gruppo PML, che ha posto l'accento sul ruolo centrale del progettista nel coniugare transizione energetica e sicurezza.
A rappresentare gli ordini professionali, Davide Luraschi, vicepresidente del Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, che ha richiamato l'etica della conoscenza come fondamento del lavoro tecnico; Francesca Claudia Scotti, presidente dell'Ordine degli Architetti di Milano, che ha illustrato le attività del gruppo interno dedicato alla prevenzione incendi; Franco Luraschi, vicepresidente dell'Ordine degli Ingegneri di Milano, e  Dario Garavaglia, coordinatore della Commissione Sicurezza antincendio del Collegio dei Geometri e geometri laureati di Milano, che hanno espresso una riflessione netta: nessuna norma può sostituire la responsabilità di chi progetta.


Prima sessione: Leggi, norme e linee guida per l'installazione in copertura di sistemi fotovoltaici
La prima sessione del convegno, coordinata dall'ingegner Fabrizio Cola, direttore del Comitato Scientifico FIRE-Remtechexpo , ha affrontato il tema dal punto di vista normativo e tecnico, muovendosi con agilità tra il quadro macroeconomico nazionale, i contenuti delle nuove linee guida e le esperienze applicative sul campo.
Cola ha aperto i lavori ricordando che il dibattito nasce da un percorso avviato nel settembre 2025, con un primo focus a Ferrara, e ha inquadrato lo scenario con tre dati emersi dalle indagini congiunte di Confindustria e Politecnico di Milano: i tempi autorizzativi per un impianto fotovoltaico in Italia oscillano tra i 12 e i 18 mesi; per rispettare gli obiettivi PNIEC al 2030 mancano ancora 29 gigawatt di rinnovabili; il costo dell'energia è il più alto d'Europa. In questo contesto, la collaborazione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ha già prodotto risultati concreti attraverso lo strumento dei quesiti formalizzati, che hanno chiarito molti dei dubbi interpretativi che rallentavano progettisti e installatori.
L'ingegner Giampietro Boscaino, Direttore Centrale Prevenzione e Sicurezza Tecnica del Corpo Nazionale, ha offerto una riflessione di scenario sull'approccio metodologico della Direzione Centrale. La norma prescrittiva rigida, ha spiegato, rischia di essere superata dall'evoluzione tecnologica nel momento stesso in cui viene pubblicata: per questo la strategia si sta orientando verso metodi di valutazione e indirizzi applicativi, spostando il fulcro della sicurezza antincendio sul professionista. Ha chiarito inoltre un equivoco di fondo: le linee guida non servono a «rendere sicuro» l'impianto in sé, ma a valutare se la sua introduzione in un'attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi — gli edifici ricadenti nel DPR 151/2011 — incrementi o meno il rischio preesistente. A illustrare questo cambio di paradigma, Boscaino ha citato la recente revisione della RTV 6 sulle autorimesse, resa necessaria dall'irruzione delle auto elettriche e dei sistemi di ricarica: un caso in cui la prevenzione incendi si è dimostrata non freno allo sviluppo, ma strumento abilitante dell'innovazione.
L'ingegner Pierpaolo Gentile, della Direzione Centrale Emergenze, ha illustrato nel dettaglio i contenuti delle nuove linee guida. Le principali novità riguardano la distinzione tra pannelli applicati e integrati con misure differenziate per ciascuna tipologia, l'introduzione di parametri geometrici precisi — isole di massimo 400 metri quadrati, distanze minime di tre metri tra isole e di un metro dal bordo — e la modifica dei parametri di classificazione per reazione e resistenza al fuoco. Rilevante anche l'introduzione di un capitolo dedicato alla manutenzione, prima assente, e l'obbligo di sezionamento elettrico della parte in continua con contemporaneo sezionamento della parte in alternata: una misura che risponde all'esigenza pratica di garantire ai soccorritori la possibilità di intervenire con acqua in sicurezza, senza rischio di contatto con i cavi in continua — che rimangono sempre in tensione finché il generatore è esposto alla luce.
L'ingegner Paolo Bruno De Paola, capo dell'Ufficio Rischi Industriali ed Energetici, ha allargato la prospettiva al quadro complessivo della transizione energetica, illustrando il lavoro del Comitato centrale per la sicurezza tecnica istituito nel 2023, tavolo interdisciplinare che riunisce ministeri, enti di ricerca e università. I fronti aperti sono numerosi: i sistemi di accumulo di energia (BES), il blend idrogeno-metano nelle reti di distribuzione, la mobilità elettrica — con la RTV autorimesse approvata il 28 maggio 2026 e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale — e, sullo sfondo, GNL, cattura della CO2 e combustibili alternativi per la navigazione marittima. Un panorama che richiederà al Corpo Nazionale un impegno normativo e formativo senza precedenti.
L'ingegner Edoardo Cavalieri d'Oro, dirigente vicario del Comando di Milano, ha portato la discussione sul campo con una carrellata di installazioni nell'area metropolitana. Milano è oggi il principale laboratorio italiano di sperimentazione architettonica, anche sul fotovoltaico: nell'ultimo quinquennio la potenza installata in provincia è raddoppiata e solo nell'ultimo anno sono state circa 400 le nuove SCIA presentate al Comando per progetti in attività soggette. Tra i casi commentati, le grandi coperture logistiche dell'hinterland, la riqualificazione di Milano Rho Fiera — con i suoi profili di rischio legati all'alto affollamento — e il progetto CityWave a CityLife, parco solare urbano sospeso a oltre 35 metri con geometrie talmente complesse da richiedere un approccio ingegneristico di altissima prestazione e soluzioni su misura per ogni punto critico dell'involucro.
A chiudere la sessione è stato Davide Luraschi, Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, che ha portato il punto di vista della professione con il supporto di dati statistici internazionali. L'analisi delle curve di sinistro nel Regno Unito mostra che la crescita degli incendi non è proporzionale a quella delle installazioni, e che la causa primaria non è esterna all'impianto ma risiede nei singoli componenti elettrici e nella loro interazione con il pacchetto di copertura. L'errore metodologico più diffuso, ha sostenuto, è valutare i componenti singolarmente anziché come sistema unitario. I casi di Pittsburgh e Fresno — dove un magazzino Amazon ha subito cinque incendi in 14 mesi nonostante fasce di separazione superiori ai dieci metri — dimostrano che nessuna linea guida può compensare una catena di errori sistemici. La proposta della Commissione dell'Ordine è volontaria ma ambiziosa: adottare come ultimo strato prima del pannello un elemento incombustibile certificato, andando oltre il minimo normativo. «Come dico ai miei studenti: vi accontentate del 18?»


Seconda sessione: tecnologie, normativa di prodotto e manutenzione delle coperture impermeabili
Coordinata da Giacomo Scrinzi del Dipartimento ABC del Politecnico di Milano, la seconda sessione ha spostato il focus dal quadro normativo antincendio al cuore tecnologico del sistema copertura: materiali, normazione di prodotto e manutenzione programmata.
Massimo Cunegatti, del Gruppo PRIMI/ASSIMP Italia, ha aperto con una panoramica sulle membrane flessibili: le due famiglie sintetiche principali — PVC-P e FPO/TPO — e i tre sistemi di vincolo in cantiere, sempre più orientati verso il fissaggio meccanico nelle grandi coperture industriali. Ampio spazio al quadro normativo europeo, prestazionale e non prescrittivo come negli Stati Uniti, e al nodo più caldo del momento: la classificazione antincendio secondo la CEN/TS 1187, con il nuovo metodo T3 — molto più severo del precedente T2 — ancora in fase di adattamento al mercato italiano dei rifacimenti. Ha chiuso segnalando il paradosso italiano del riciclo: le membrane rimosse vengono classificate come rifiuto speciale, ostacolando il recupero che altrove in Europa è ormai strutturato.
Leonardo Castelvecchio, referente del Comitato Tecnico del Gruppo PML, ha presentato i sistemi impermeabilizzanti liquidi, sottolineandone la continuità assoluta del manto e la capacità di risolvere i dettagli geometrici complessi dove le membrane prefabbricate trovano un limite. Ha richiamato la nuova norma UNI 11928, che disciplina prodotto e sistema liquido in due parti distinte. Sul fotovoltaico, ha evidenziato il doppio vantaggio dei sistemi liquidi — alta riflettanza solare a beneficio del rendimento dei pannelli, e sigillatura sicura dei punti di ancoraggio — segnalando però un vuoto normativo: le regole di estensione dei test antincendio restano calibrate sui manti prefabbricati, penalizzando i prodotti liquidi in termini di tempi e costi di certificazione.
Marco Peruzzi, di ASSIMP Italia, ha chiuso con la prospettiva delle imprese di posa. Ha richiamato la norma UNI 11333 sulla formazione e certificazione dei posatori, e ha insistito sul tema della durabilità: poiché un impianto fotovoltaico si ammortizza in circa 20 anni, il pacchetto impermeabile sottostante deve durare almeno altrettanto, superando l'orizzonte minimo della garanzia decennale. Centrale anche il richiamo alla manutenzione programmata secondo la UNI 11540, principale causa di contenziosi quando trascurata: l'accumulo di residui sotto i moduli fotovoltaici è un rischio di innesco concreto, e un caso assicurativo citato da Peruzzi — un risarcimento per danni da grandine lievitato da 3.200 a 120.000 euro grazie a un registro di manutenzione documentato — ne ha dimostrato il valore anche legale ed economico.


Terza sessione: dalla normativa alla progettazione, fino al cantiere
Coordinata da Angela Panza, neoeletta consigliere nazionale dell'Ordine degli Architetti, la terza sessione ha completato il percorso avviato in mattinata spostando il focus dalla cornice normativa alla pratica progettuale ed esecutiva. Panza ha aperto richiamando il senso complessivo della giornata — capire le ragioni dietro le norme prima ancora delle norme stesse — sottolineando come l'iniziativa nasca dalla volontà di coinvolgere l'intera filiera, dai posatori ai progettisti, in un confronto aperto e non gerarchico tra le diverse competenze.
Matteo Fiori, del Dipartimento ABC del Politecnico di Milano, ha affrontato il tema della progettazione di soluzioni conformi per coperture nuove ed esistenti, partendo da una constatazione critica: la frequente assenza di un vero processo ingegneristico nella progettazione del manto, spesso trattato come componente secondaria. Ha illustrato il caso di un centro logistico collassato per azione del vento entro i limiti ordinari previsti dalle NTC, a dimostrazione di come l'assenza di calcolo eolico accurato sui sistemi a fissaggio meccanico esponga l'opera a cedimenti a catena. Ha poi affrontato il tema della "città attiva", sostenendo che la transizione energetica debba sfruttare le coperture esistenti — milioni di metri quadri già disponibili a Milano — piuttosto che consumare nuovo suolo. Centrale anche il richiamo al mismatch meccanico tra isolanti termici, che tollerano fino al 10% di schiacciamento, e membrane impermeabili, che non sopportano più di 2-3 mm di deformazione senza rompersi: un'incompatibilità che deve guidare la scelta tra zavorramento e vincolo meccanico diretto. Ha chiuso ricordando l'esistenza di un corpo normativo solido — dalla UNI 8178-2 alla UNI 11345 e UNI 11540 — e l'imminente pubblicazione di circa 80 dettagli esecutivi unificati, sottolineando che la responsabilità del micro-dettaglio resta in capo al progettista, senza deleghe a soluzioni preconfezionate o intelligenze artificiali.
Marco Peruzzi, di ASSIMP Italia, ha chiuso la sessione e la giornata con un intervento dedicato alle procedure di posa. Ha ricordato che la norma tecnica fissa solo i minimi accettabili, e che i dati di sinistrosità mostrano come il 98-99% dei fallimenti dei sistemi impermeabili sia imputabile a errori di posa, non a vizi di prodotto: la qualifica e la competenza dell'operatore restano quindi il presidio principale. Ha illustrato la gerarchia delle attività di controllo in cantiere, dalla valutazione del supporto fino alla documentazione dei collaudi, e si è soffermato sui dettagli critici più ricorrenti — l'ancoraggio dei paletti fotovoltaici, che richiede fissaggio meccanico rigido prima di qualsiasi sigillatura liquida, i punti di scarico e i canali di gronda, che devono garantire uno sfioro di sicurezza verso l'esterno. Ha infine ribadito il valore probatorio della documentazione di cantiere, unico strumento in grado di tutelare impresa e progettista in caso di contestazioni o sinistri.


Tavola rotonda: industria dei materiali, criticità sui rifacimenti e prospettive future
A chiudere la giornata, la tavola rotonda coordinata da Matteo Fiori e Fabrizio Cola ha riunito i rappresentanti dei principali comparti industriali per confrontarsi su funzioni dei materiali, criticità esecutive e prospettive normative, con un affondo specifico sui rifacimenti.
Ogni relatore ha illustrato il ruolo del proprio materiale: Marco Piana (AIPE) ha indicato stabilità termica e resistenza meccanica come chiavi dell'EPS, Massimo Cunegatti (Gruppo PRIMI) ha ricordato come le membrane debbano farsi carico del comportamento dell'intero sistema nei test antincendio, Pasquale d'Andria (FIVRA) ha sottolineato l'incombustibilità nativa delle lane minerali, mentre il rappresentante del comparto poliuretano ha richiamato la capacità del materiale di formare uno strato carbonizzato protettivo in caso di incendio. Matteo Ottocento (Gruppo PML) ha posto l'accento sulla versatilità geometrica dei sistemi liquidi nei contesti più articolati. Sul piano esecutivo, è emerso un denominatore comune: la qualità dell'opera si gioca più in fase di posa che di prodotto, tra stoccaggio corretto, compatibilità chimica tra strati e controllo dei parametri di termosaldatura.
Il tema più dibattuto è stato quello dei rifacimenti e delle classi B_ROOFT3 e T4. È emersa la carenza di una fase diagnostica preliminare sull'esistente, un vuoto interpretativo tra i laboratori europei sulle regole di estensione e un vantaggio competitivo della lana minerale, unico materiale che consente l'estensione diretta del test T3 nei rifacimenti. Sul fronte delle iniziative in corso, il Gruppo PRIMI e ASSIMP hanno annunciato oltre 50 test di laboratorio per "italianizzare" il T3, avendo già formalizzato tre quesiti al Ministero dell'Interno, mentre Pocchi e Gerbaudo hanno richiamato un nodo istituzionale più ampio: l'asimmetria interpretativa tra Comandi provinciali diversi su pratiche analoghe, a scapito della certezza del diritto e degli investimenti.
Nelle conclusioni, Fabrizio Cola ha invitato a non leggere l'attuale incertezza come paralisi, ricordando come l'approccio prestazionale del Codice di Prevenzione Incendi abbia già superato analoghe resistenze iniziali. Matteo Fiori ha chiuso richiamando il valore del "laboratorio Milano" — dal Polo Fieristico di Rho-Pero al CityWave di CityLife — e indicando nella scarsa comunicazione tra impresa di impermeabilizzazione e impiantistica elettrica la causa primaria di gran parte dei sinistri.


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